Milano
martedì 1 marzo 2011
Lo scandalo milanese che ha coinvolto gli inquilini più o meno eccellenti degli immobili del Pio Albergo Trivulzio ha suscitato parecchio clamore. La lista dei nomi e dei relativi canoni da settimane è di pubblico dominio e ha imposto alcuni chiarimenti pubblici. «Cosa resta però di tutta questa vicenda al di là della ricerca morbosa dei vip e dei personaggi politici? - si chiede il Presidente di Ge. Fi. Antonio Intiglietta -. Il moralismo, lo scandalismo e la ricerca bramosa del capro espiatorio rischiano ancora una volta di lasciarci alla superficie delle cose, senza trovare risposte convincenti ai problemi che si sono imposti». Ma che idea si è fatto di tutto ciò che è emerso? Milano ha un patrimonio considerevole di beni che sono stati donati negli anni agli enti e agli istituti in funzione del loro scopo originale. Nel caso del Pio Albergo Trivulzio, in particolare, il sostegno alla cura degli ammalati e degli anziani, con particolare riguardo a chi non è autosufficiente. La prima domanda da porsi, a mio parere, è questa: le istituzioni hanno la capacità e le competenze per governare al meglio questa ricchezza? Dopodiché è giusto accertare le eventuali “linee preferenziali”, anche se è corretto sottolineare che chi ha preso possesso delle case in questione ha partecipato a bandi pubblici. Non rispondere però a questa domanda fondamentale è, a mio avviso, la prima vera forma di immoralità. Cosa intende dire? Spetta alle strutture pubbliche riconoscere questo problema di fondo, capire se uno è adeguato o meno a rispondere a ciò che gli viene affidato. Occorre, in altre parole, voler bene allo scopo ultimo delle cose più che al proprio potere. Non fare questo passo significa alimentare un’immagine della pubblica amministrazione come luogo dell’inefficienza e della politica come strumento dei potenti. È su questo punto che ciascuno, organizzazioni sindacali comprese, dovrebbe fare il proprio esame di coscienza. Dalle responsabilità emerse, infatti, nessuno sembra davvero in grado di scagliare la “prima pietra” di cui parla di Vangelo… Quali sono le sue proposte in merito?
Ammetto che non ho capito perché la domanda fondamentale dovrebbe essere: "le istituzioni sarebbero in grado di gestire...". Ma non è molto importante (adesso) perché il fatto, il problema è che è emersa (Deo gratias) l'attribuzione a canoni anche molto inferiori a quelli di mercato di immobili donati come contributo al ricovero di anziani, anche indigenti. E non ha scusanti, perché qualche semplice telefonata ad agenzie immobiliari avrebbe definito il valore corretto. Perché non cominciare a recuperare il maltolto? Dalle tasche di entrambi, conduttore e locatario, perché anche l'affittuario o l'acquirente ha ladrato sapendo di farlo, quindi, come minimo dovrebbe risarcire. Questo è il problema.
Un esempio abbastanza eloquente di quale enorme danno economico produce il rifiuto della sussidiarietà
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