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Milano

BLUE NOTE/ Stickmen, il virtuosismo dei King Crimson e l'ironia di Tony Levin...

PIERLUCA MANCUSO e STEFANO BARAGA ci parlano di Stickmen (dal nome dello strumento a 12 corde), il più recente progetto di Tony Levin, passato di recente dal Blue Note di Milano.

Tony LevinTony Levin

Stickmen, il più recente progetto di uno dei bassisti più richiesti nel mondo musicale e colonna portante della band della carriera solista di Peter Gabriel e soprattutto dei King Crimson degli anni ’80 e ’90 è passato qualche giorno fa per il Blue Note di Milano. Il suo nome è Tony Levin e lo trovate nei crediti dei dischi di mezzo mondo. Il progetto prende il nome dallo strumento che suona (lo stick) sorta di basso chitarra a 12 corde che prevede la produzione del suono non dal pizzicato delle corde ma dalla loro sola percussione: in questo modo tutte e due le mani possono essere usate sulla tastiera su una estensione di frequenze di un pianoforte.

Gli altri due componenti del trio sono l’ultimo batterista dei King Crimson Pat Mastellotto, alla batteria acustica ed elettronica e all’uso di campionamenti, e Markus Reuter, formatosi alla scuola di chitarra di Robert Fripp (The League of Crafty Guitarists) e componente del gruppo austriaco Centrozoon, alla touch guitar (una via di mezzo tra uno stick e una chitarra, autocostruita). Reuter sostitusce Michael Bernier che suonava lo stick nella prima formazione, provocando un cambio nelle sonorità del trio e un aumento del retaggio crimsoniano sul progetto.

Levin in questo progetto abbandona i momenti più melodici della sua carriera (a parte un paio di momenti di ispirazione gabrieliana) e approfondisce uno spigoloso risvolto heavy metal dell’anima crimsoniana dando luogo a una musica molto aspra e rumorosa con note che sembrano scolpite nel legno data la prevalente natura percussiva degli strumenti. Una sorta di suono cubista. Nonostante la pesantezza della distorsione la performance risulta entusiasmante per la densità di idee musicali che Mastellotto inventa e scaraventa senza pietà sulla batteria, la freschezza delle melodie di Reuter e alla versatilità di Levin che fa sembrare tutto semplice grazie anche a una certa dose di umorismo.