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ELEZIONI/ Sapelli: tre grandi scelte che riaprono la partita di Milano

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Palazzo Marino (Imagoeconomica)  Palazzo Marino (Imagoeconomica)

Forse, se ci fermassimo qui. Ma questi sono gli effetti di una crisi che dipende da cause più profonde. La verità è che la politica ha smesso di essere comunità di destino. E non vedo facili vie d’uscita. Temo che dovremo andare ancor più giù, altrimenti non ci sarà la catarsi che serve al sistema per purificarsi. Solo un’ondata di astensionismo ci può salvare. Quando avremo il 70-80 percento di persone che non votano più, e la classe politica sarà completamente delegittimata, allora forse qualcuno si chiederà se abbiamo sbagliato qualcosa...

Nel volantino si suggerisce che il compito della politica sia quello di «riconoscere e valorizzare il tessuto di opere e di persone che fanno la ricchezza di Milano». Investendo sul loro desiderio di costruire.

È così. Queste opere ci sono e Milano è un esempio unico al mondo. Penso al volontariato, al non profit, alla molteplicità di esperienze associative che segnano ancora il presente della città. La politica, sia di destra che di sinistra, deve tornare a rappresentare questi soggetti. Un dato è certo: nonostante la crisi morale che ha investito la politica, questi soggetti sono sopravvissuti. Se i politici vogliono rilegittimarsi, devono tornare a difendere la società. Si può farlo solo stando in mezzo alla gente.

Secondo lei il nuovo Pgt è coerente con una visione della città più centrata sulla persona?

Non sono un esperto in questo campo, ma mi pare che sia una cosa buona, un passo avanti per risolvere i problemi di Milano. Ora si tratta di farlo funzionare, evitando operazioni facilmente propagandistiche.

Alla fine del volantino la Cdo snocciola tre punti che ritiene prioritari: «un rilancio sussidiario della città accogliente», «la città della cultura», «Milano al lavoro». Che ne pensa?




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