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LA STORIA/ Un ombrello di qualità per ripararsi dalla crisi

venerdì 20 maggio 2011

«Fortunatamente in questo settore la crisi non si è fatta sentire più di tanto. Sembrerà strano, ma il nostro lavoro risente più che altro delle condizioni meteorologiche. Crisi o non crisi, se una persona non vuole bagnarsi sotto la pioggia ha bisogno di un ombrello». Luca Pasi, amministratore unico di Ombrelli Piemme, inizia così il suo racconto a IlSussidiario.net. Trent’anni fa il papà Umberto fondò l'azienda: «Negli Anni Cinquanta eravamo una realtà molto piccola, poi negli anni Sessanta e Settanta l’azienda è cresciuta e nel decennio successivo ci siamo consolidati. È cominciata come una piccola impresa artigianale che produceva articoli di pelletteria per poi decidere di occuparsi di ombrelli. Adesso siamo una vera e propria azienda e produciamo anche linee di valigeria. La caratteristica rilevante è che ora la nostra è un’azienda di commercializzazione, mentre prima si occupava unicamente di produzione».

Può spiegarsi meglio?

Prima l’azienda svolgeva l’attività di produzione proprio qui, all’interno dell’azienda, mentre successivamente è avvenuta una delocalizzazione in estremo Oriente. Oggi tutta la produzione non avviene in Italia, ma in Cina. Lavoriamo sulle collezioni, la realizzazione dei prototipi, dei disegni e degli stili,  poi ci affidiamo a produttori esteri che realizzano il prodotto finale in base ai nostri input, ma nonostante questo privilegiamo sempre e comunque l’aspetto qualitativo. Ci rivolgiamo a produttori che garantiscono standard qualitativi molto elevati e abbiamo dei nostri sistemi di controllo della qualità che avvengono dopo la produzione e prima della spedizione. Operiamo quasi interamente a livello nazionale e in minima parte anche in altri paesi europei, attraverso negozi tradizionali al dettaglio e gruppi di grandi distribuzioni.

Com'è il mercato in questo settore?




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