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GRANDE BRERA/ Carrubba: così la cultura e i privati possono far tornare grande Milano

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I visitatori in coda alla Pinacoteca di Brera - Foto Ansa  I visitatori in coda alla Pinacoteca di Brera - Foto Ansa

Un museo nato nel 1700, per poter funzionare al meglio, necessita oggi di condizioni differenti rispetto a quelle di quando fu realizzato, deve rispondere a nuove esigenze. Per esempio, un tempo non c’era bisogno dei servizi al pubblico – come ristoranti, caffetterie, book-shop. Ma se un tempo tali servizi non li forniva nessun museo, oggi Brera è l’unico a non disporne. La Pinacoteca non ha, inoltre, gli spazi sufficienti per poter svolgere correttamente le proprie funzioni. Bisogna, quindi, ristrutturare il palazzo in cui risiede, e trovare luoghi ove ampliarla. E far sì che tutte le strutture che operano all’interno del palazzo, possano lavorare in condizioni ottimali. A partire dall’Accademia. E’ nata nel 1756 e oggi, con 3500 studenti, non è pensabile che  dia il massimo con gli spazi attuali.

 

Perché, ad oggi, gli interventi necessari non sono ancora stati realizzati?

 

E’ evidente che da parte dello Stato non si è verificato un interesse prioritario su questa struttura.

 

In cosa consistere il progetto di rivalutazione del complesso?

 

Il processo di valorizzazione è sostanzialmente ripreso l’anno scorso, quando si è firmato l’accordo che consentirebbe all’Accademia delle Belle Arti di trasferirsi nell’ex caserma di Via Mascheroni e quindi di liberare gli spazi necessari alla Pinacoteca. Oltre alla realizzazione dell’Accademia, consisterebbe nella progettazione degli spazi dell’attiguo palazzo Citterio, dove la Pinacoteca si amplierebbe, nel restauro e nell’adeguamento del palazzo storico di Brera.

 

Qual è il suggerimento della Moratti nell’ambito del progetto generale?



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