Milano
giovedì 29 settembre 2011
Si chiama “Medici per tutti” ed essendo neonata non merita ancora l’avallo di un’approvazione piena; ma merita già tutta l’attenzione che si deve a un’idea insieme pratica, per certi versi rivoluzionaria, e certo dotata di una forte valenza politica provocatoria. La vara a Milano la Cisl, col supporto determinante di Carlo Bassi - imprenditore e manager, già amministratore delegato di FieraMilano International - ed è un’organizzazione che offrirà al pubblico indistinto prestazioni sanitarie private, sia diagnostiche e specialistiche, presso alcuni ambulatori convenzionati, al prezzo del puro ticket che dovrebbero pagare al Servizio sanitario nazionale.
In concreto, significa aprire un’alternativa reale per tutti i cittadini poco abbienti che finiscono incolonnati nelle lunghissime liste d’attesa che troppo spesso intasano ambulatori, laboratori e ospedali pubblici, dove poi comunque, arrivati al proprio turno, devono pagare un ticket che ormai per molte prestazioni è tutt’altro che una formalità.
Non che “Medici per tutti” abbia trovato la pietra filosofale che trasforma in oro qualsiasi materiale: è chiaro che si avvale della collaborazione di personale sanitario e parasanitario in molti casi giovane o giovanissimo, quasi sempre disoccupato o sottoccupato; ma è pur vero che del resto sobbarcarsi alla lista d’attesa delle Asl non fornisce chissà quali garanzie di qualità della prestazione che alla fine si riceverà.
Fin qui il dato di cronaca. Ma quale è il valore provocatorio dell’iniziativa, capace di far riflettere ben al di là dell’episodio milanese? È quello di evidenziare come i costi dell’apparato pubblico siano ormai molto lievitati, in molti casi al punto da permettere l’avvento di un’offerta di servizi privati (in questo caso addirittura welfare privato) che fino a qualche anno fa era impensabile. Ma com’è possibile un simile paradosso: che il privato si faccia bastare i soldi del puro ticket? Da dove nascono i sovraccosti che evidentemente appesantiscono i conti dei servizi pubblici?
La verità è che la spesa pubblica improduttiva si annida non solo nelle sue sedi celeberrime - i famosi forestali calabresi, più numerosi di tutti quelli a disposizione dello Stato canadese o gli altrettanto celebri cinquemila dipendenti della Regione Sicilia, il doppio della Lombardia; nossignore, la spesa pubblica improduttiva è come un male oscuro che ha pervaso tutto l’apparato pubblico, per cui, ad esempio, anche dentro le migliori Asl delle Regioni virtuose del Nord, Lombardia, Veneto e Piemonte, che hanno il bilancio sanitario in ordine, accanto a medici e paramedici dediti e impegnati, alligna sempre molto personale sottoutilizzato, selezionato per puri meriti politici e poi parcheggiato a far nulla negli uffici, parassiti che fanno crescere il costo dei servizi e non vi contribuiscono in alcun modo. E che è impossibile rimuovere, protetti come sono dai sindacati e/o dai loro padrini politici.
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