Milano
mercoledì 25 gennaio 2012
LIBERALIZZAZIONI DEGLI ORARI APERTURA NEGOZI. La manovra “Cresci Italia” promuove le aperture dei negozi e dei centri commerciali sette giorni su sette, inclusa quindi la domenica. Una misura che dovrebbe essere finalizzata a favorire la crescita. In alcune parti d’Italia, come in Veneto, è però già scattato lo sciopero delle commesse che hanno deciso di passare al contrattacco. A Milano non sono ancora iniziate forme di protesta di questo tipo, ma sia i sindacati sia Confcommercio si dicono fermamente contrari alla liberalizzazione degli orari. Padroni e lavoratori per una volta salgono insieme sulle barricate uniti dal no all’estensione del lavoro domenicale. Come sottolinea Simonpaolo Buongiardino, amministratore di Confcommercio Milano, “il pacchetto del governo mette a rischio la sopravvivenza dei negozi al dettaglio, che rischiano di scomparire perché schiacciati dai grandi centri commerciali, gli unici in grado di rimanere aperti tutte le domeniche. Il decreto di Monti finirà quindi per creare un grave danno proprio alla concorrenza, quel principio cioè che afferma di voler sostenere”.
Buongiardino, che cosa ne pensa dello sciopero delle commesse contro lo shopping di domenica?
La liberalizzazione degli orari domenicali consentirà alle strutture di grandi dimensioni di restare aperte sette giorni su sette. Evidentemente i lavoratori di queste strutture ritengono che in questo modo sarà compromesso il loro riposo domenicale. La loro protesta nasce quindi da queste considerazioni. Si tratta di una scelta che compiono alcune persone e che è tutelata dal diritto sindacale allo sciopero. Io ovviamente non sono un sindacalista, in quanto mi occupo dei datori di lavoro e non invece dei lavoratori. I sindacati confederali però si sono già espressi negativamente rispetto all’estensione delle aperture domenicali.
Qual è invece la posizione di Confcommercio?
La nostra posizione è moderatamente contraria. Noi riteniamo che non ci fosse bisogno di arrivare a delle aperture così prolungate e per così tanti giorni, perché quello italiano è un sistema commerciale aperto e pluralista, con diverse modalità di distribuzione come il piccolo dettaglio, i negozi di medie dimensioni e i discount. Queste realtà convivevano con delle regole collegate solo ad alcuni vincoli di orario e di giornate festive, mentre ora le liberalizzazioni fanno saltare tutto. Confcommercio sostiene che la riforma introdotta dal governo metterà in difficoltà i piccoli esercizi, e quindi rischia di danneggiare questa pluralità di offerta di servizio che rappresenta una ricchezza, che produce concorrenza, cioè proprio quel valore che si vorrebbe favorire aprendo indiscriminatamente. La nostra associazione di categoria dunque non è contenta della scelta compiuta dall’esecutivo, ne paventa i rischi, ma cercherà comunque di fare fronte alle necessità.
Il governo Monti non obbliga però i piccoli commercianti a restare aperti la domenica, se essi non desiderano farlo…
Indubbiamente no. Ma il commercio al dettaglio non ha il numero di dipendenti necessari per sostenere orari prolungati di apertura per 15-18 ore al giorno. Le liberalizzazioni del governo Monti portano quindi i piccoli negozi a subire la concorrenza agguerrita della grande distribuzione, che al contrario può coprire una fascia oraria più ampia. Questo rappresenta un danno per il dettaglio tradizionale, che soprattutto nelle vicinanze di questi centri rischia di non reggere il ritmo dell’orario di apertura. Le liberalizzazioni comportano inoltre l’estensione delle aperture domenicali, e quindi non c’è più né il riposo settimanale né la mezza giornata del lunedì.
Quali saranno le conseguenze dell’abolizione della domenica festiva?
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