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IMMIGRAZIONE/ Pisapia: asili aperti anche ai figli di irregolari e senza fissa dimora

giovedì 2 febbraio 2012

Il comune d Milano apre agli immigrati. In una circolare proveniente dalla giunta, e riguardante le nuove iscrizioni agli asili nido e alle scuole materne comunali, si legge che potranno iscriversi anche i figli di genitori senza fissa dimora. La vicesindaco Maria Grazia Guida sottolinea l’inversione di rotta rispetto alla giunta Moratti: «La nostra è un'apertura incondizionata, prima invece le iscrizioni degli irregolari venivano accolte ma con riserva». In sostanza, i figli di immigrati irregolari e non, con permesso di soggiorno o senza, hanno i medesimi diritti degli altri. La Guida ci ha tenuto a specificare che la decisione è legata alla necessità di tutelare l’infanzia, in virtù dell’articolo 31 della Costituzione e dell’articolo 34 che garantisce il diritto allo studio. Durissima la replica dell’opposizione. Secondo il capogruppo leghista Matteo Salvini, l’operazione istigherà alla criminalità, incoraggiando la clandestinità. Per Salvini, in particolare, il rischio è che qualcuno utilizzi i propri figli per non essere espulso dall’Italia. «La soluzione? – si domanda Salvini -. Lascino i bambini qui e se ne vadano. Non dovrebbero vivere nella clandestinità».

In realtà, già vigeva una sorta di simile obbligo. Quando la giunta Moratti, infatti, impose l’obbligo di avere il diritto di soggiorno per iscrivere i propri figli, un giudice, su ricorso di una mamma straniera, condannò l’amministrazione cittadina ad un pagamento simbolico di 250 ero e affermò che per iscrivere i figli nelle scuole milanesi è sufficiente l’abituale dimora, e non la dimora anagrafica. Contestualmente, l’allora ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni, definì la decisione della Moratti discriminatoria. Secondo l'ex assessore Mariolina Moioli, in ogni caso, con la circolare non cambia assolutamente nulla. Rispetto a quanto accadde ai tempi, spiega: «Non potevano fare diversamente, dopo la decisione del giudice che obbligò già noi a utilizzare quella dicitura sull'"abituale dimora"».

Secondo la Moioli, il Comune ha voluto far vedere che c’ è discontinuità rispetto al governo precedente ma, così facendo penalizzano soltanto le famiglie.




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