Milano
giovedì 23 febbraio 2012
Milano. Un detenuto di 22 anni, Alessandro Gallelli, sabato pomeriggio si è impiccato all’interno del carcere di San Vittore. Era accusato di violenze sessuali e molestie ai danni di alcune ragazze minorenni e da quattro mesi si trovava nel carcere milanese in attesa di giudizio. Secondo quanto afferma l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, il 22enne “aveva più volte denunciato di avere subito violenze”. La direzione del carcere smentisce però la notizia, sottolineando che Gallelli si trovava in isolamento. Dall’inizio del 2012 sono dieci i detenuti che si sono suicidati in carcere, mentre in tutto sono 24 i decessi nei penitenziari italiani, di cui dieci per cause da accertare. Ilsussidiario.net ha intervistato Emanuele Pedrolli, direttore dell’Associazione Incontro e Presenza, attiva in cinque carceri milanesi. Sabato pomeriggio, mentre Gallelli si toglieva la vita, i volontari di Incontro e Presenza si trovavano proprio a San Vittore. Pedrolli ci racconta la sua esperienza all’interno di una realtà dura e difficile come il carcere.
Pedrolli, ha mai avuto a che fare con carcerati con gravi depressioni e in che modo è riuscito ad aiutarli?
L’Associazione Incontro e Presenza entra a San Vittore da 25 anni e ha incontrato veramente realtà di ogni tipo. Giriamo in tutti i raggi, incluso il secondo piano del sesto raggio, che è il reparto dove si trovano i detenuti accusati di reati come pedofilia e violenze sessuali, e che quindi non possono essere messi nei reparti comuni con gli altri carcerati. E ci rechiamo spesso anche nel Centro clinico, il reparto dove sono detenute le persone con problemi psichiatrici. Nella nostra esperienza ci è capitato spesso di incontrare persone con forti depressioni o con un equilibrio psicologico instabile. La direzione e il reparto educativo di San Vittore hanno ben presente questa problematica e di solito sono molto attenti nei suoi riguardi. In una situazione di sovraffollamento e di congestione del carcere può però capitare che avvenga qualche disattenzione.
Di solito quali sono i detenuti con maggiore propensione ad atti autolesionistici e in che modo è possibile operare per ridurne la frequenza?
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