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DIBATTITO/ Doninelli: Pisapia, nemmeno Manzoni e Leonardo erano "padroni" di Milano...

martedì 7 febbraio 2012

MILANO. Sabato mattina, al Teatro Dal Verme, in occasione della presentazione del Progetto Expo sulle vie d’acqua, l’attenzione dei cronisti è stata giustamente catalizzata dalla sonora contestazione di cui è stato fatto oggetto il presidente della Regione (e dell’Expo) Roberto Formigoni.

I contenuti emersi infatti erano talmente poco interessanti, i vip invitati a parlare (da Umberto Veronesi a Umberto Eco, da Gualtiero Marchesi a Livia Pomodoro) sembravano talmente ignari dei reali problemi di Milano da dar corpo, tra un parolone e l’altro, a una città di sogno, tutta parchi, piste ciclabili, pace e amore. Nessun accenno al problema della disoccupazione giovanile, della dispersione scolastica ecc.: ci saranno le biciclette, ci saranno gli angoli romantici, cosa volete di più?

Già vedo davanti a me il giorno in cui tutto questo paesaggio avrà solo un nome: degrado urbano.

Ma, in attesa di quel brutto giorno, ecco i fischi a Formigoni. Ad essi si sono contrapposti gli applausi scroscianti a Pisapia, il quale per la verità avrebbe potuto dire una parolina sul brutto episodio toccato al suo collega nella guida dell’Expo. Invece si è accontentato di parlare della Milano del futuro, della sua ritrovata bellezza, e del sogno che sicuramente si realizzerà perché la forza c’è e niente ci potrà fermare.

E’ su questo punto che vorrei dire una cosa al mio sindaco. Caro Sindaco, lei è, francamente, simpatico. Ha l’aspetto e il modo di fare di una persona semplice e responsabile, è alla mano, non è altezzoso (come la collega che l’ha preceduto), è un vero milanese e ama Milano.

Amare la propria città costituisce, a mio parere, l’80 per cento del compito di un sindaco. Resta però un 20 per cento, sul quale la invito a soffermarsi, se ne ha voglia. E’ un 20 per cento fatto di buon senso.

Basta riflettere sulle dimensioni della sconfitta di Letizia Moratti alle scorse elezioni comunali. Chi poteva prevederlo? La signora e il suo staff erano così certi di rivincere a mani basse da rinviare al dopo-vittoria la definitiva approvazione del Pgt.

Quello che successe è nella memoria di tutti: chi credeva di avere in mano le chiavi della città si ritrovò sonoramente sconfitto. E lei, caro Pisapia, si ritrovò con una quantità di adesioni inaspettata. Sarà stato l’antiberlusconismo, sarà stata la non eccessiva simpatia umana della signora Moratti, sarà stato il fatto che il candidato della sinistra era milanese, avvocato, stimato da tutti (tra cui molti di destra) come brava persona, e soprattutto estraneo al mondo dei politici – fatto sta che lei vinse.




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