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ARTE/ Quella "piazza" di immagini che fa concorrenza a New York

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Nickel Tailings #30, Sudbury, Ontario © Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano  Nickel Tailings #30, Sudbury, Ontario © Edward Burtynsky, courtesy Admira, Milano

Dal 3 al 6 maggio 2012 a Milano si terrà la seconda edizione del Mia – Milan Image Art, l’unica fiera italiana completamente dedicata alla fotografia. Nell’arco di due anni, il Mia è riuscito a gettare semi importanti per creare in Italia una manifestazione capace di scuotere i circuiti un po’ “incagliati” del collezionismo nostrano. Da membro del comitato scientifico del Mia, ho la possibilità di raccontare dal di dentro un progetto davvero significativo per la cultura italiana.

L’idea di Mia è nata da Fabio Castelli, imprenditore, collezionista e direttore artistico per diversi anni della Galleria Fotografia Italiana, con l’esplicita intenzione di scardinare gli assiomi di una consuetudine fieristica ripiegata su se stessa, che trascurava elementi esterni al sistema, “mine vaganti” nutrite di energia nuova e dissonanti rispetto all’entropia dominante.

Al centro dell’impresa “visionaria” di Castelli, fin da subito, c’è stata la costituzione di un Comitato scientifico, formato da curatori, critici e storici della fotografia (Gigliola Foschi, Elio Grazioli, Roberto Mutti, 3/3 photography projects), anziché dai soliti proprietari di gallerie. Un comitato scevro da imposizioni e regole non scritte del mercato dell’arte, che ha lavorato in un clima di costante confronto e serrata collaborazione. 

Nel maggio del 2011 la prima edizione ha superato le nostre aspettative in termini di successo di pubblico e di vendite. La sfida del Mia è stata un’opportunità per dimostrare innanzitutto a noi stessi, ma soprattutto al resto del mondo, come la fotografia, arte tra le arti, sia di casa nel nostro Paese. E forse è stata anche un’occasione per trasformare il nostro ritardo nello sviluppo di un tessuto istituzionale dedicato alla fotografia in un vantaggio: realizzare un grande progetto dopo aver osservato i successi e gli errori degli altri.

La nostra prima fondamentale scelta – unica nel panorama delle fiere d’arte – è stata quella di destinare ogni stand ad un singolo artista. Il visitatore, invece di trovarsi sulla stessa parete svariate opere di svariati artisti, può godere di una piccola monografica dedicata al percorso creativo di un solo artista. A questo privilegio si aggiunge la possibilità di ricevere gratuitamente un catalogo di otto pagine in cui si presentano le opere, la biografia e un testo critico sullo specifico autore.

La differenza sostanziale, rispetto ad altre kermesse di questo genere, sta nel piacere di passeggiare tra mostre che arrivano da tutto il mondo e di gustare innanzitutto l’afflato culturale di questa manifestazione. Traduco: con un biglietto si visitano più di 200 piccole esposizioni, si raccolgono i cataloghi degli artisti che incontrano il nostro favore e, se vogliamo, acquistiamo un pezzo di arte contemporanea, investendo in un settore ancora accessibile, che dà grandi soddisfazioni.



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