Milano
giovedì 7 giugno 2012
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La mozione di sfiducia al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, voluta dal Partito Democratico, non è andata a buon fine. La Lega Nord non ha fatto mancare infatti il suo appoggio al governatore. «La strumentalizzazione della sinistra è evidente – dice a IlSussidiario.net il vicepresidente leghista Andrea Gibelli –. Da tempo il Pd non affronta più temi di natura politica, ma continua a inseguire inchieste giornalistiche e indiscrezioni. Nulla a che fare con quello che saremmo chiamati a fare. Ad ogni modo noi continuiamo ad amministrare nel pieno rispetto dei programmi che ci siamo dati. L’azione amministrativa della Regione non è assolutamente paralizzata come dice l’opposizione». Qual è il giudizio della Lega sulla campagna mediatica in corso? Formigoni ha qualcosa da farsi perdonare secondo voi? Nulla accade per caso. Stanno saltando fuori adesso degli elementi risalenti a qualche anno fa. E tutto alla fine si riduce al tipo di vacanze che uno fa. Su questo ognuno si assume le responsabilità davanti agli elettori e i cittadini faranno le loro valutazioni. Detto questo chi ha sbagliato realmente è già stato allontanato e nessuno può sostenere che la regione più efficiente d’Italia sia un luogo di corruzione diffusa. Tutti sanno che l’illegalità e la discrezionalità abitano laddove regna l’inefficienza. Dal nuovo segretario lombardo del Carroccio, Matteo Salvini, sono arrivate dichiarazioni di un altro tipo. Guardi, il nostro appoggio non è mai stato messo in discussione. Quello che sottolineiamo è la necessità di riportare l’azione di Regione Lombardia al centro del dibattito. Dobbiamo far tornare nell’agenda del governo il tema del federalismo, che è stato completamente dimenticato. L’impegno di Formigoni in questo senso è chiaro. Le parole di Salvini erano uno stimolo a interpretare il rapporto tra il Commissario Expo e il governo in un rapporto più leale con il territorio. Si può dire quindi che, almeno in Lombardia, l’asse Pdl-Lega è ancora solido? Il rapporto tra queste due forze è legato a doppio filo a un mandato elettorale che non può essere rinegoziato a seconda dell’andamento delle singole tornate elettorali. Quando avremo portato a termine il nostro incarico saranno i lombardi a valutare il nostro lavoro e le “bambinate politiche” del centrosinistra. A livello nazionale i due partiti sono destinati a incontrarsi di nuovo secondo lei?
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