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LETTERA/ Rolando (Brand Milano): la sfida di Expo è alla portata di Milano, occorre discuterne davvero

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Piazza del Duomo a Milano (Foto: Infophoto)  Piazza del Duomo a Milano (Foto: Infophoto)

Replico brevemente al prof. Zecchi che commenta – immagino solo da notizie stampa – il seminario promosso dal Comune di Milano in materia di “brand” della città.

Premesso che la qualifica di “biografo del sindaco” è una curiosa attribuzione del Sussidiario (uso da tempo il colloquio-intervista per un percorso di scrittura che analizza il nostro  tempo nel quadro di una materia che insegno che è la comunicazione pubblica e politica; nel caso di Giuliano Pisapia ho realizzato dopo la sua elezione un libero e ampio incontro, con 400 domande non concordate, che Bompiani ha pubblicato; non mi verrebbe mai in mente di chiamare “biografi” i giornalisti del Sussidiario ogni volta che intervistano un politico).

Per altro, come professore di ruolo allo Iulm, tengo in un quadro disciplinare più vasto un corso internazionale di Branding pubblico e ho scritto un libro sul “Brand Milano”  promosso dalle istituzioni della città nel 2008.

Zecchi, in uno spirito generale che è condivisibile, dice che il cammino intrapreso non sarebbe giusto perché affidato solo alla comunicazione e non a un rilancio culturale della città. Ora lui conosce meglio di me il rapporto tra risorse e progetti a disposizione del Comune in materia culturale e non entro nel merito circa la spesa pubblica nel settore, cioè se  siamo – quanto a risorse - alla sussistenza, alla manutenzione o all’investimento. Io penso – e il progetto presentato sabato scorso lo sostiene – le seguenti tre cose: che la spesa in cultura sia strategica per Milano; che la trascuratezza con cui Milano ha trattato la sua identità culturale rispetto a quella “industriale” (non per sua colpa, ma anche quando lo stesso prof. Zecchi ha fatto l'assessore) è servita nel passato a disallineare il brand cella città dalla quello nazionale, che per un po’ ha pagato ma nel tempo ha penalizzato; che il rilancio dell’economia immateriale e dei settori creativi dovrebbe far centrare sulle reti internazionali della cultura, della creatività e della scienza (ho anche inserito quella delle religioni e dei valori spirituali) una parte cospicua di “racconto della città” per correggere il tiro grazie al traino dell’Expo. Reti che lo stesso prof. Zecchi indica giustamente come “eccellenti”. Non mi dilungo. Ma osservo solo il costume non commendevole di fare domande a commento di eventi in cui non ci si prende la briga di vedere ragioni e contenuti dell’oggetto  di una libera, legittima e – ove pertinente – utilissima conversazione.



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