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IL CASO/ Quella fotografia di Madrid che Milano deve guardare

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Sze Tsung Leong, Bahia Causeway I, Hong Kong. De la serie Ciudades 2004 ©Sze Tsung Leong Courtesy Yossi Milo Gallery, New York  Sze Tsung Leong, Bahia Causeway I, Hong Kong. De la serie Ciudades 2004 ©Sze Tsung Leong Courtesy Yossi Milo Gallery, New York

Nel panorama internazionale dei festival di fotografia, PHotoEspaña si è guadagnato fin da subito un notevole rispetto e un pubblico davvero numeroso (oltre 700mila persone ogni anno). In quindici anni la città di Madrid si è trasformata in un punto di riferimento per le arti visuali e in quindici edizioni la manifestazione si è attestata tra gli appuntamenti imprescindibili per chi ama, lavora e studia la fotografia.

Anche quest’anno, nonostante il vortice economico così negativo soprattutto per la Spagna, PHE ha dimostrato di tener duro con il suo sistema di finanziamento collettivo, che vede uniti gli sforzi da parte delle istituzioni pubbliche e delle fondazioni private, senza dover rinunciare all’essenza del festival. 

Ogni anno la sezione ufficiale del festival ruota intorno a un tema, scelto dal curatore generale, una figura che cambia ogni 3 anni così da poter garantire continue iniezioni di energia e nuove idee al grande contenitore culturale aperto dall’inizio di giugno e per i successivi due mesi.

PHotoEspaña 2012 ha avuto per titolo “Da qui. Contesto e internazionalizzazione”, ideato da Gerardo Mosquera, curatore di origine cubana con diverse esperienze internazionali nel campo dell’arte contemporanea: “Questa edizione prosegue con l’orientamento più recente di PHotoEspaña che affronta la fotografia in modo molto aperto e flessibile, considerandola la base dell’immagine contemporanea”. Con esposizioni soprattutto collettive, il direttore artistico ci vuole far riflettere sulle interconnessioni tra la sfera locale e quella globale, e sui processi che vedono l’arte nascere in un contesto circoscritto per poi proiettarsi verso il mondo attraverso canali che fino a quindici anni fa non esistevano ancora. 

In questo tema, altamente modellabile secondo le esigenze, rientrano mostre come “Siamo qui” con opere di Richard Avedon, Richard Billingham, Paz Errazuriz e Lilla Szasz, oppure quella di Scott Schuman “The Sartorialist” - fenomeno dei blog dedicati alla moda e al costume - o ancora “Dalla Factory al mondo. Fotografia e la comunità di Warhol” . Ma il programma ufficiale è solo una parte della massiccia presenza del festival nella città. La sezione Off include 38 gallerie private e il progetto OpenPHoto che coinvolge ambasciate e istituti di cultura di diverse nazioni presenta altre 8 esposizioni.

Un aspetto su cui PHotoEspaña si è sempre distinta per eccellenza è quello delle attività parallele che coinvolgono il pubblico a diversi livelli, dal più professionale al più popolare, rendendo i cittadini, i turisti, i fotografi e gli aficionados dei veri e propri protagonisti della kermesse. Per esempio il PHotoMaraton Mahou ha visto la partecipazione di più di mille persone armate di macchina fotografica digitale e pettorina numerata, con cui hanno percorso tutta la città alla ricerca del proprio “momento decisivo”. 



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