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NEONATO ABBANDONATO/ Così in una notte il piccolo Mario "Mangiagalli" ha ricominciato a vivere

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Clinica Mangiagalli di Milano. Venerdì un bambino di soli sei giorni è stato lasciato nella "culla per la vita", l'antica "ruota degli esposti" dove da sempre (molto di più un tempo, molto meno oggi) si lasciavano i bambini che alcune mamme non potevano o non sapevano crescere. Venivano così dati in adozione, evitando l'aborto che oggi viene usato in massa come sistema alternativo all'impossibilità di crescere un figlio. E' infatti la prima volta che viene usata la "culla della vita" alla Mangiagalli. L'episodio ha ispirato a Paola Caronni il racconto che pubblichiamo di seguito.

 

Stanco morto come sempre alla fine del turno, mezzo addormentato sul lettino dell’astanteria scatta su all’improvviso e si chiede se per caso non si è svegliato per il suo stesso russare; invece il rumore del cicalino continua. "No, non ci credo". Ma anche la piccola dottoressa di turno è già sulla porta che lo chiama, anche lei con gli occhi larghi di stupore. Passando nel corridoio dà un’occhiata alla telecamera a circuito chiuso e comincia a correre. La piccola saracinesca è stata installata nel 2007, preparata, collaudata e tenuta regolarmente in funzione: non arriva a dire che per lui è stata una sconfitta personale, che una specie di delusione lo ha pizzicato ogni volta che passava lì davanti, ma ha già cominciato a sentire nell’aria i commenti prevedibili sull’obbligo di contenere le spese e la sua culla così preziosa, mai utilizzata, è sempre rimasta vuota.

"Vorresti dire che ti dispiace? Preferiresti che servisse in continuazione?". No, certo, ma in questo mondo imperfetto è meglio che ci sia anche un posto dove lasciare un bambino al sicuro, piuttosto che vederselo arrivare in fin di vita in un sacchetto, recuperato nel cestino dei rifiuti dei Giardini della Guastalla. Questa è stata la sua idea; e stasera il cicalino ha suonato. Adesso silenzio, e fa’ che non sia troppo, perché non si sente niente;  eccolo, e non piange, ma è molto piccolo. Tra un secondo sa che scatterà la procedura, tutti pronti, arriverà nell’incubatrice in men che non si dica, e tutti si immergeranno in quell’atmosfera di sollievo ed efficienza che è la causa originaria del loro lavoro, la ragione ultima delle ore insonni dei turni, e ancora prima delle levatacce per preparare gli esami all’università. Ma adesso solo un attimo; ti guardo, sei arrivato, e fosse anche stato solo per te, ne è valsa la pena.



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