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ALBO RELIGIONI/ Introvigne: Pisapia non faccia demagogia e dica qual è il "suo" islam

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Islamici in preghiera davanti alla Stazione Centrale (InfoPhoto)  Islamici in preghiera davanti alla Stazione Centrale (InfoPhoto)

Nuova iniziativa della giunta Pisapia che farà discutere, come quasi sempre, specie in ambiti delicati come la libertà di religione. Per una giunta che aveva fatto dell'apertura delle moschee uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali più significativi, l'annunciato "Albo delle organizzazioni e delle associazioni religiose" appare la logica conseguenza. Un albo (a cui farà seguito una conferenza permanente delle confessioni religiose) in cui devono confluire tutte le confessioni religiose presenti a Milano, cristianesimo compreso, e poi ebraismo, buddismo e appunto islam. Una commissione apposita fisserà norme e regole a cui tutti dovranno sottostare. Regole che solo accettando di osservare daranno diritto a chiedere di aprire luoghi di culto. Per Massimo Introvigne, contattato da IlSussidiario.net, "ai Comuni non spetta nel modo più assoluto il controllo e il riconoscimento delle religioni che a vari livelli è una competenza della Costituzione". Quella della giunta Pisapia, aggiunge, sembra più che altro una iniziativa propagandistica anche per mettere le mani avanti in caso di future contestazioni sull'apertura di moschee, del tipo: abbiamo certificato che i musulmani ne hanno diritto".

Che giudizio dà dell'apertura da parte del Comune di Milano di un albo che iscriva al suo interno ogni singola confessione religiosa?

Mi sembra una iniziativa altamente simbolica, ma senza una grande portata pratica. I tavoli interreligiosi sono una idea piuttosto utile, da molti anni ne esiste uno anche a Roma voluto dal sindaco Alemanno. Possono essere luoghi utili per scambiarsi pareri tra le varie confessioni.

Qui però si parla di un albo che metta tutti in regola davanti al Comune.

In questo senso parlo di iniziativa propagandistica, l'istituzione di albi infatti non ci dice nulla, dato che la normativa italiana corrente non li prevede. Mi sembra una cosa artificiosa, perché la normativa sul problema religioso spetta al Governo.

Ci spieghi meglio.

Dico che è una iniziativa più che altro propagandistica, perché delle due l'una. Se è un tavolo di confronto fra le varie comunità religiose, anche i comuni di centro destra come appunto Roma li hanno istituiti da molti anni senza fare grandi annunci. Se invece si dice che l'albo dà diritto ad aprire dei luoghi di culto, allora questo è fuori luogo perché la competenza per il riconoscimento delle religioni è, a vario titolo, competenza dello Stato e non certamente dei Comuni.

Tra l'altro lo Stato italiano non ha mai riconosciuto ufficialmente l'islam, non è vero?

Già, questo è un problema perché lo Stato italiano, qualora desiderasse aprire un dialogo, si troverebbe di fronte al fatto che non esistono autorità religiose islamiche uniche, riconosciute da tutti i fedeli. Ai tempi del ministro Maroni esisteva il Comitato per l'Islam italiano, composto per metà di non musulmani e di cui facevo parte anche io, che però era un organo consultivo e non rappresentativo. Adesso il ministro Riccardi ha creato per tutte le religioni la Conferenza permanente per l'integrazione. Anche di questo faccio parte. Sono tutti tentativi che con l'islam sono molto difficili, perché con loro non si sa mai chi ha veramente titolo di rappresentare l'islam.



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