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Milano

LEGA-PDL/ Galli (Lista Maroni): Tremonti premier? Berlusconi lo impedirà

La Lega non ha ancora sbarrato definitivamente la strada ad un accordo. Tuttavia, spiega STEFANO BRUNO GALLI, difficilmente il Pdl accetterà tutte le condizioni

Giulio Tremonti (InfoPhoto)Giulio Tremonti (InfoPhoto)

Comunque vada, chi rischia di farsi male sul serio è il Pdl. Da primo partito in Italia e in Lombardia, potrebbe diventare in entrambi i casi irrilevante. E, in entrambi i casi, ha quindi un disperato bisogno di allearsi con la lega. Che, dal canto suo, tergiversa e, per ora, non sembra per nulla intenzionata a concedere, in Regione, quell'accordo propedeutico alla coalizione alle Politiche. Del resto, sa bene che, anche competendo da sola, avrebbe solo di che guadagnarci; condurrebbe una battaglia di testimonianza che la premierebbe con la riconquista degli elettori perduti a causa degli scandali dei mesi scorsi; in tandem con il Pdl, invece, avrebbe ottime chance di conquistare il Pirellone e condizionare l’azione del Parlamento. Il professor Stefano Bruno Galli, promotore della lista civica Maroni Presidente, ci spiega, all’interno di questi opzioni, che margini negoziali si possono aprire.

Perché, anzitutto, la Lega non vuole Berlusconi candidato premier?

Per l’avversione generalizzata, tanto per cominciare, della base leghista. Inoltre, con l’accelerazione prodotta da Monti all’evoluzione del quadro politico, Berlusconi rappresenta l'antico, il legame col passato.

Posto che si faccia da parte, escluderebbe un accordo con il Pdl?

Vede, la Lega, attualmente, tratta in Lombardia con il Pdl da un rapporto di superiorità. La prima, infatti, è data al 20%, il secondo alla metà. La richiesta di qualsiasi forma accordo, quindi, deve anzitutto  provenire dal Pdl e tenere conto della situazione.

Quali sono le condizioni del Carroccio?

Il Pdl dovrebbe impegnarsi a realizzare la macroregione del nord, e a far sì che le risorse fiscali restino sul territorio che le ha prodotte. Questo, in sostanza, è il progetto di Maroni. Tutto il resto, sono tatticismi da prima e da seconda Repubblica che al partito non interessano. Di conseguenza, se da parte del Pdl non c’è una piena condivisione di questa prospettiva, vedo estremamente difficile qualunque accordo.

Senza accordo, però, la Lega in Lombardia non ha alcuna chance di vittoria

Non c’è solo la Lega (che è data al 20-22%), ma anche la lista civica pro Maroni, di cui sono promotore, che si aggira sul 10% e il movimento di Tremonti, dato intorno al 4%. Siamo attorno al 35%.

Uno degli scopi principali della Lega è quello di mantenere il 75% della tasse lombarde sul territorio lombardo; come può pensare di riuscirci se alle Politiche correrà da sola, rischiando di disporre di un’esigua pattuglia di parlamentari o, addirittura, di non entrare proprio in Parlamento?


COMMENTI
03/01/2013 - Polenta e secessione (dario ceriani)

Gente di buon senso, avete capito perchè a qualsiasi costo ma la Lombardia non va data alla Lega ? Dice candidamente Galli: se ci pigliamo anche la Lombardia la secessione è praticamente fatta e Piemonte + Lombardia + Veneto trattano con il Parlamento come un soggetto autonomo, una cosa diversa e separata dall'Italia intera. Non sono per nulla un buonista sudista, anzi ho ben chiare le responsabilità della gente e della mentalità assistenziale del mezzogiorno, ma sono convinto che l'Italia o si salva tutta insieme o non si salva. Occorre stare in Europa e nell'euro, non inventarsi una caricatura della Svizzera e coniare una nuova moneta, chesso' il tallero o il marone. Allora votiamo Ambrosoli ? Assolutamente NO ! Albertini resta l'unico canditato credibile, con o senza il tentennante Formigoni. Si puo' vincere o si puo' perdere e digiunare ma almeno si andrà in giro a schiena dritta perchè vi assicuro che la storia non si fermerà in Via Bellerio.