BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IDEE/ I numeri utili per riformare le Camere di Commercio

Le Camere di Commercio sono oggetto di prossima riforma. Ma come andrebbero cambiate? MASSIMO FERLINI e GUIDO BARDELLI rispondono sulla base della loro esperienza

Carlo Sangalli Carlo Sangalli

C’è bisogno di una riforma delle Camere di Commercio? Sì, senza alcun dubbio i cambiamenti degli ultimi anni nel sistema istituzionale, nel mondo economico e nelle rappresentanze ci portano a ritenere che questo appuntamento non sia più rinviabile. Le Camere, senza un impulso esterno, non hanno peraltro dato dimostrazione di una capacità di autoriforma. Da due legislature rappresentiamo la Compagnia delle Opere nel consiglio della Camera milanese. Da questa esperienza cerchiamo di estrarre un giudizio su quanto e cosa si potrebbe fare.

Riteniamo che siano due gli ambiti di intervento che le Camere esercitano: i servizi obbligatori e diretti alle imprese (dati, bilanci, informazioni, ecc.); la promozione del territorio e dell’economia locale. In questi anni l’indicatore di fondo usato per esprimere un giudizio sul funzionamento complessivo è stata la percentuale di risorse che tornavano in servizi alle imprese. A Milano siamo a quasi il 50%, ossia la struttura e i servizi obbligatori assorbono il 53% delle risorse raccolte e il 47% di esse va in servizi alle imprese, con una costante crescita prevista anche per gli anni a venire.

Gli interventi per la promozione economica e del territorio nascondono scelte finanziarie o speculative? Oggi negli impegni della Camera milanese è centrale il finanziamento del progetto Expo 2015 che continuiamo a ritenere importante per il rilancio della rete economica che caratterizza il tessuto imprenditoriale di Milano e un’importante occasione di rilancio della presenza italiana nel mondo. Nel passato furono scelti investimenti per la realizzazione di autostrade fondamentali per sostenere l’industria milanese (Milano-Genova in primis, ma anche la rete di collegamento est-ovest del nord del Paese). Fu finanziata la nascita della Fiera di Milano come vetrina mondiale per l’industria meneghina e dell’intero Paese. Parte delle risorse vanno a sostegno delle istituzioni culturali della città come la Scala e la Triennale e riteniamo che sia facilmente comprensibile come ciò dia un importante ritorno economico al sistema produttivo inteso in senso lato.

Si potrebbe andare avanti con altri esempi, ma tutto ciò non vuole essere un modo per aggirare il tema su cosa deve essere riformato perché condividiamo che le Camere possono fare di più e meglio. Il disegno presentato dal governo è stato caratterizzato da due mosse. La prima,“affamare la bestia” con il dimezzamento del contributo per le imprese per decreto e un disegno complessivo di riforma assegnato a un percorso parlamentare. Pur condividendo culturalmente la scelta di partire da un obbligo di efficienza legato alla diminuzione di risorse “pubbliche”, ci pare che slegare le risorse dal ridisegno dei compiti obbligatori apra più un periodo di incertezza che una svolta sussidiaria nel funzionamento delle istituzioni.


COMMENTI
13/04/2015 - commento (francesco taddei)

se si vogliono riformare in efficienza si prenda il modello del canton ticino: nove persone per 300mila abitanti e pagamento una volta sola all'atto d'iscrizione. i servizi non richiesti non si pagano. se si vogliono riformare in base all'okkupazione sindacale si lascino così come sono. il resto è fuffa.