BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Milano

EXPO 2015/ Così si decide il prossimo sindaco di Milano

Ha preso il via a Milano Expo 2015, l'esposizione universale che terminerà il 31 ottobre. Ma cosa ne sarà dell'area espositiva una volta concluso il semestre dell'evento? DUCA LAMBERTI

Il Padiglione ItaliaIl Padiglione Italia

Venticinque offerte per diventare "advisor" della società proprietaria dei terreni ed aiutare a decidere, provare a studiare che cosa fare dopo l'Expo. Siamo ancora ai consigli, alle consulenze, per immaginare cosa fare dopo. E siccome di questo stallo e indecisione il Governo è stufo, ecco un tavolo "parallelo", che esautora Comune di Milano e Regione Lombardia, e cerca di capire come evitare di trasformare un grande evento planetario nel più grande spreco della storia.

Ma andiamo con ordine: il primo maggio inizia l'evento internazionale più importante del nostro Paese dai tempi dei Mondiali del '90, siamo alla ribalta del mondo, teatro e crocevia di cultura, politica, spettacoli, arte e turismo. Saliamo su di un palcoscenico che ha come pubblico tutto il mondo e lo facciamo così come siamo, disorganizzati e bellissimi, accoglienti e confusi. Abbiamo investito 1,2 miliardi di euro su un terreno che sta in mezzo a due autostrade, una ferrovia, un centro logistico e un carcere. L'abbiamo trasformato per sei mesi in un evento mondiale che parla della lotta allo spreco di cibo e della fame del mondo, di cultura e dialogo tra i popoli, di sostenibilità e sviluppo dei popoli e delle nazioni. Si spegneranno le luci, ognuno tornerà a casa sua con lo stupore negli occhi e buoni propositi nel cuore, un po' migliorato e con qualche "selfie" scattato in un posto che, se non lo vedi, non credi che possa esistere. E dopo… E' un piccolo tarlo che la manifestazione si porta dietro, e che fa parte delle sue contraddizioni: promuoviamo impegni per il domani del pianeta, ma non chiedeteci soluzioni per il  futuro di questo suo piccolo pezzo di territorio. 

All'inizio fu il sindaco Moratti, che, quando promosse la candidatura di Milano all'Expo, immaginò di "prendere a prestito" questi terreni dai loro proprietari, pubblici e privati: Fondazione Fiera Milano, Poste, Comune di Rho e i Cabassi, immobiliaristi milanesi. Poi venne il presidente Formigoni ad opporre (politicamente) un argomento di buon senso: perché regalare gli investimenti pubblici — la conseguente rivalutazione dell'area — ad un immobiliarista proprietario di un terreno senza valore? Propose così di espropriare le aree pagando i relativi indennizzi. Tra lotte interne e ritardi, si arrivò (come spesso accade) al giorno prima della scadenza, con il compromesso: acquistare i terreni ad un prezzo mediano tra il valore di oggi e quello, stimato, della fine dell'Expo. Nasce così Arexpo Spa, soci il Comune di Milano e la Regione Lombardia e con quote minori, Fondazione Fiera Milano, Provincia di Milano e Comune di Rho.

Poi cambia tutto, e i protagonisti di allora passano la mano ai loro successori. La macchina è la stessa, ma il sSindaco Pisapia, il vice Ada Lucia De Cesaris e la maggioranza in Comune sono sostenuti da forze politiche contrarie alla costruzione, allo sviluppo o alla cementificazione. Quindi si appongono vincoli e limiti che rendono la "futura vendita", già gravata da una stima di 350 milioni di euro, di fatto irrealizzabile.