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MILITARI ACCOLTELLATI IN CENTRALE/ Il problema è che la società non sa integrare neanche gli italiani

Due militari e un agente della polizia ferroviaria accoltellati da un marocchino con madre italiana in Stazione Centrale a Milano: non è un migrante in quanto nato a Milano

Foto LaPresse Foto LaPresse

Evidentemente il tanto criticato blitz delle forze dell'ordine alla Stazione Centrale, nei giorni scorsi, osteggiato da tutti - compreso il sindaco Sala perché definito "esagerato" -, aveva qualche ragione di esistere. Ieri sera intorno alle ore 20 due militari dell'esercito e un agente della polizia ferroviaria sono stati feriti a colpi di coltello da un marocchino al quale in un normale controllo di routine avevano chiesto i documenti. Non si tratta di un migrante, il ventenne è infatti nato a Milano da madre italiana e padre marocchino. Dopo essere stato arrestato gli è stato trovato addosso un secondo coltello, aveva dei precedenti per droga.

I militari feriti non sono gravi, anche se uno di loro, 20 anni, è stato ferito alla gola. Sul luogo sono stati mandati dei rinforzi. Reazione accesa del governatore della Lombardia Maroni che ha chiesto l'annullamento della marcia per i migranti di sabato 20 maggio a cui dovrebbero partecipare circa 10mila persone. Evidentemente non era informato che l'aggressore non era un migrante, ma un italiano, oppure come spesso fa la Lega, si era affrettato a fare di tutta l'erba un fascio per perseguire i propri interessi politici.

La Stazione Centrale nonostante l'opera di pulizia, sistemazione, con apertura di negozi, ristoranti e largo controllo di forze dell'ordine operata negli ultimi anni evidentemente rimane quel luogo di microcriminalità che è diventata a partire dagli anni 80, il classico posto dove "non andare di notte" e a volte anche di giorno. I controlli evidentemente non sono sufficienti o male organizzati, e mandare giovani di 20 a rischiare di morire, dato che non possono avere la preparazione di esperti dalla lunga carriera, non è l'idea migliore e fa domandare con che modalità prendano le loro decisioni i responsabili della sicurezza di Milano.

Il caso di ieri sera comunque non ha a che fare con il problema migranti, che anzi in quella zona godono di strutture di accoglienza, ma con lo spaccio della droga, da anni ormai in mano ai nordafricani. E' qui che bisognerebbe puntare l'attenzione: a Milano si spaccia in tutte le zone periferiche con la massima tranquillità, le leggi al proposito non garantiscono alcuna sicurezza perché l'arresto di un piccolo spacciatore termina anche dopo poche ore. E' qui che bisogna lavorare e agire. Senza contare che una persona come questo aggressore è nato a Milano, ma fa parte di quella rete di persone che nessuno, autorità comprese, è stata capace di integrare nella società lasciandoli allo spaccio di droga. Non solo: c'è anche l'ambiente familiare in cui è crescuto ad allargare a dismisura l'emarginazione dell'aggressore: il padre sarebbe era stato arrestato per stupro, danneggiamenti, furto e ricettazione; la madre era stata condannata a 8 anni per violenza privata, maltrattamenti e atti sessuali con minori, scontata tra 1999 e 2006. 

Adesso, nel prosieguo delle indagini, si scopre anche che il giovane postava su facebook video dell'Isis. Centrano i migranti con questo quadro di fallimento italiano?

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