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Milano

SPILLO/ Per Obama Milano val bene un tour di global politics

Il viaggio a Milano dell'ex presidente Usa coincide, forse non per caso, con l'esito delle presidenziali francesi: e con il prosieguo di una partita di "global politics". NICOLA BERTI

Obama esce con Renzi dall'Hotel Park Hyatt di Milano (LaPresse)Obama esce con Renzi dall'Hotel Park Hyatt di Milano (LaPresse)

Ci sbaglieremo ma nell'agenda personale di Barack Obama lunedì 8 maggio 2017 era essenzialmente una data in cui must be in Europe: una buon giorno per farsi vedere in giro nel Vecchio Continente. Il giorno in cui la Francia avrebbe celebrato la vittoria di un candidato presidente a vario titolo "democratico" contro la diavolessa populista Marine Le Pen, la più temibile "trumpiana" europea. Così è stato e in fondo non era così difficile da prevedere: l'Esagono non è l'America profonda e neppure quella grossa isola sempre un po' bizzarra appena di là della Manica.

Per l'ex presidente americano, infondo, poco contava se all'Eliseo fosse arrivato il centrista gollista François Fillon o il neo-centrista en marche Emmanuel Macron: sempre "obamiani" sarebbero stati o almeno sarebbero stati narrati così dai media (Macron sicuramente di più: e non a caso ha lavorato in una banca d'affari). L'importante era riprendere il discorso di global politics avviato nel tête-à-tête di Berlino con Angela Merkel, nel viaggio di congedo presidenziale dall'Europa (i due si rivedranno a fine mese nella capitale tedesca, mentre Donald Trump arriverà a Bruxelles per il suo primo presidential trip in Europa: la Merkel per Obama, a Trump per ora dovrà farsi bastare Jean Claude Junker).

A metà dello scorso novembre, sulle due sponde dell'Atlantico, erano tutti ancora sotto choc: ma non Obama, né la Merkel. Il primo commentò l'esito delle presidenziali Usa con un filosofico "domani il sole sorgerà ancora", già progettando-pregustando quattro anni di capo dell'opposizione mondiale al trumpismo. La tre-volte cancelliera tedesca, politicamente acciaccata, colse invece l'attimo fuggente rilanciarsi con un anno d'anticipo come candidata a uno storico quarto mandato: anche in nome dell'obamismo come metro globale di tutto ciò che è "democratico" contro tutto ciò che è "demagogico" (Trump e Putin, xenofobi europei assortiti) o "non-democratico" (dalla Cina all'Isis).

"Guys, dove possiamo essere l'8 maggio in Europa?". "C'è un invito da Milano, un follow-up dell'Expo, sustainable food...". "Certo, dov'è stata Michelle, ottimo... c'è Renzi, giusto?". "Ma non è più premier...". "E allora? Let's go there... E da lì telefoniamo al nuovo presidente francese".

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