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AUTO USA/ La crisi energetica corrode il mito degli hammer americani: le utilitarie conquistano gli states

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L’anno nero dell’auto targata USA sta riportando il mercato indietro di quindici anni: nel 2008, secondo i dati di Global Insight (prestigioso istituto  di ricerca economica e finanziaria), le vendite non supereranno le 15 milioni di autovetture, con un calo di circa l’8%, ai livelli degli anni ’90 e, se ripresa ci sarà, bisognerà attendere il 2012. Di fronte a una capacità produttiva annua del mercato americano di circa 19 milioni di auto, quest’anno ci si fermerà a quota 14, con stabilimenti che lavorano al 75% delle loro capacità e con le case automobilistiche che ampliano l’offerta di esodi  incentivati, rivolti ai propri dipendenti, come nel caso di Ford. Toyota, invece, ha annunciato un ritardo di cinque mesi per l’apertura del nuovo impianto in Mississipi, costato 1,3 miliardi di dollari. Crisi nera, dunque, alimentata, soprattutto, dal caro petrolio, con conseguente rincaro dei prezzi del carburante che, in America, ha superato i 4 dollari al gallone. E a farne le spese sono soprattutto quei modelli che consumano di più: gli acquisti di Suv sono letteralmente sprofondati, mentre, dall’altra parte, i consumatori americani stanno scoprendo le city car: fino a poco tempo fa sconosciute, oggi arrivano ad un quinto degli acquisti, complici i bassi consumi e i notevoli vantaggi negli spostamenti nel caos del traffico delle metropoli americane.  Un esempio di questa inversione di tendenza, quando tutti i più grandi costruttori americani (GM, Chrysler, Ford) che hanno nei Suv la più ricca fonte di profitti sono alle prese con  un calo di vendite che apre voragini nei propri bilanci, è rappresentato da Toyota che, al contrario, con il suo modello Yaris, ha fatto un balzo nelle vendite di un bel 46% ad aprile (resta comunque il peggior mese dell’ultimo decennio) limitando i danni a un –5% contro un meno 30% per Chrysler, -23% per GM e –19% per Ford. La conferma che i consumatori americani ora guardano anche al portafoglio, arriva anche dal mondo delle due ruote, e precisamente da Piaggio USA, con un giugno da record con le vendite a +146%, complice il caro-carburanti: facilità negli spostamenti, facilità di trovare parcheggio nel caos metropolitano e un notevole risparmio economico hanno consentito alla casa di Pontedera un exploit del genere.

Di fronte a questi rapidi cambiamenti del mercato americano,Toyota, primo produttore mondiale di auto, corre ai ripari, annunciando una serie di modifiche nella sua politica industriale per l'immediato futuro. In particolare, lo stabilimento in costruzione nel Mississipi che in origine avrebbe dovuto produrre le Suv Highlander, dalla seconda metà del 2010 inizierà a produrre le Prius ibride, ritenendo che la forte domanda di queste auto sia destinata a una crescita costante in Nordamerica nei prossimi anni. Inoltre la casa giapponese ha annunciato la sospensione per tre mesi della produzione di Tundra, Sequoia e relativi motori in diversi stabilimenti nordamericani; i dipendenti saranno assegnati ad attività di "miglioramento continuo e training". Le Case americane, quindi, sono alla ricerca di rimedi urgenti per arginare la crisi delle vendite sul mercato interno determinata dal crollo della domanda di pick-up, sport utility e grandi monovolume. General Motors scarica, per prima cosa,  Hummer, il Suv più ingombrante e controverso del mondo, dai consumi pazzeschi (5 litri per un km), che aveva suscitato, per altro, anche tanti consensi, ma non abbastanza ormai, per garantirne la sopravvivenza, in un periodo di caro del petrolio, di blocchi del traffico, e di avvento delle city cars. Con le vendite scese vertiginosamente, la decisione era quasi inevitabile. Secondo fonti giornalistiche USA, anche Ford, la più rapida a reagire tra le case automobilistiche americane, corre ai ripari: la casa di Deaborn avrebbe già deciso di riconvertire parte dell'attività delle sue fabbriche alla produzione di auto più piccole, del tipo di quelle commercializzate in Europa. Un annuncio ufficiale potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, quando i vertici Ford renderanno noto il bilancio del secondo trimestre. L'obiettivo di Ford, sarebbe quello di costruire auto più efficienti a livello energetico e adattare al mercato americano sei dei suoi nuovi modelli europei.

 

(Maurizio Saporiti)



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