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FORMULA 1/ Caso Briatore: prime ammissioni di sentenza già scritta?

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Che pasticcio! Fare peggio non sarebbe stato veramente possibile. All’indomani della sentenza FIA che ha fatto fuori Briatore, dalle colonne del britannico “The Guardian”, Mohammed Ben Sulayem presidente dell’Automobile Club degli Emirati Arabi, nonché Vicepresidente FIA, ha fatto dichiarazioni che hanno gettato ulteriore benzina sul già gigantesco rogo che infiamma la Formula 1.

Il dirigente in questione è tornato sulla sentenza affermando che: “Abbiamo negoziato ogni cosa prima e tutti siamo felici del risultato”. E più avanti: “Il mio dovere è tutelare gli investimenti fatti per ospitare il Gran Premio di Abu Dhabi: è un grande show e ha bisogno dei team. Tutti noi vogliamo vedere la Renault”. In parole povere, soldi.

Parrebbe che, Briatore escluso, immunità varie e pene miti siano state commisurate per scongiurare un addio della Renault, o addirittura per costringerla a restare (meglio spendere dei soldi per correre in F1 piuttosto che vedersi cucito addosso e portarsi in giro il marchio di imbrogliona e prendersi pure una sonora multa). Un addio della Renault, che peraltro era già nell’aria, dopo quelli di Honda e BMW, sarebbe stato un ulteriore duro colpo difficile da digerire al già malmesso circus delle quattro ruote: meno investimenti, calo di pubblico e di popolarità, già ai minimi storici.

Così si è tentato di prendere i classici due piccioni con una fava: far fuori Briatore, cosa gradita a Mosley e perché, comunque, un colpevole doveva pur pagare e cercare di impedire l’addio della Renault. Mossa perfettamente riuscita. Ma a che prezzo?



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