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FIAT/ Gli “alleati” degli operai che Marchionne attende da Roma e Bruxelles

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Sergio Marchionne  Sergio Marchionne
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La richiesta sempre più forte che sembra emergere è un piano europeo per la riconversione dell’industria automobilistica. E’ questo il punto più importante, sul quale bisognerà aprire una discussione. A Bruxelles è in corso una serie di audizioni, incontri e dibattiti con i top manager delle grandi case automobilistiche. L’idea che emerge è che oggi, attraverso la crisi strutturale, la situazione in cui si trova il mercato automobilistico sia simile a quella dell’industria siderurgica negli anni ’80. All’epoca i governi intervennero molto più direttamente, mentre oggi i singoli Stati non lo possono più fare e quindi occorre un progetto su scala europea che accompagni questa riconversione, o che la favorisca senza uno spirito o una filosofia pianificatori.

 

Quali sono le differenze tra la crisi della siderurgia degli anni ’80 e quella attuale del mercato automobilistico?

 

Il piano dell’acciaio degli anni ’80 era ancora improntato a una cultura di piani di settore e politiche industriali programmatorie. Oggi prevale un altro tipo di impostazione teorica. Non c’è dubbio però che gli Stati Uniti oggi hanno fatto molte cose per favorire la riconversione dell’industria dell’auto, e che allo stesso modo anche l’Ue dovrebbe avere un suo piano perché l’auto è molto importante nella struttura industriale dell’Europa. Va aiutato il patto sociale di questa riconversione, focalizzandosi sulle ricadute sui lavoratori e sull’ambiente circostante. Quando chiude uno stabilimento importante a essere compromesso è infatti anche l’intero indotto.

 

(Pietro Vernizzi)



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