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MERCATO AUTO/ La crisi arriva anche in Germania: a gennaio vendite in calo dell'8,5%

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Il 2013 sarà un anno difficile per tutte le case produttrici di automobili, comprese quelle tedesche. La pesante crisi del mercato dell’auto arriva prepotentemente anche in Germania, il più grande mercato continentale, dove a gennaio la flessione delle vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stata dell’8,5%. Secondo quanto rilevato dal centro ricerche Automotive dell'Università di Duisburg, inoltre, attualmente sono applicati sconti mai così alti in Germania, tanto che il professor Ferdinand Dudenhoeffer spiega che “nei prossimi mesi” il Paese “diventerà il paradiso per chiunque voglia comprare un'automobile” proprio a causa dell'elevato numero di modelli invenduti. Se la crisi si fa sentire anche in Germania, in Italia porta con sé conseguenze a dir poco drammatiche: nel nostro Paese, infatti, il mercato dell'auto ha aperto il 2013 con il diciottesimo calo a doppia cifra in due anni. Come ha fatto sapere il ministero dei Trasporti, le nuove immatricolazioni sono state 113.525, vale a dire il 17,58% in meno rispetto alle 137.745 registrate esattamente un anno prima. La Fiat riesce in qualche modo a contenere la perdita di volumi rispetto al precedente periodo al 15,76%, portando la propria quota di mercato al 30,06%, contro il 29,41% di un anno fa e il 29,27% di dicembre 2012. A pesare positivamente dalla parte del Lingotto sono in particolare le vendite di Panda e Punto, al vertice della classifica di gennaio insieme alla Lancia Ypsilon. Ottimo il riscontro anche della nuova 500L, di cui sono già stati registrati 34 mila ordini in tutta Europa. Sono in molti però a puntare il dito contro la troppo elevata pressione fiscale e il totale disinteresse dimostrato da governo e forze politiche. Secondo Federauto, l'associazione dei concessionari, “solo con la manovra Salva Italia del 2012 gli autoveicoli hanno ‘donato’ all’Erario oltre 5 miliardi di euro, fra aumenti di accise, superbollo e Iva”. Anche Jacques Bousquet, presidente dell' Unrae, ha fatto sapere che “gennaio vale storicamente il 10% dell’immatricolato dell’anno”, quindi “il consuntivo di questo mese proietterebbe a fine anno un risultato che non voglio nemmeno immaginare”. “Non poteva essere diversamente – spiega ancora - in assenza di interventi di alleggerimento dell’enorme pressione fiscale sulle famiglie e del credito alle imprese”.



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