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SVISTE/ Se la favola dell'auto "brutta, cattiva e nociva" ha un finale a sorpresa...

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Forse la memoria fa difetto a questi nostalgici della loro giovinezza! Certo nel frattempo il mercato è cresciuto e le auto in circolazione sono aumentate. Nel 2011 in Europa si sono prodotte 17 milioni di automobili, il 24% dell'intera produzione mondiale. Ma tutto questo ha avuto risvolti economici e sociali che non hanno eguali in altri settori merceologici. Se solo riflettessimo su quale è stato il ruolo decisivo svolto dall'avvento dell'auto di massa sia in termini di crescita della libertà individuale che in tema di emancipazione della donna, credo che potremmo riempire pagine e pagine. Quale altro mezzo di trasporto, infatti, offre le stesse possibilità, anche in termini democratici, di inseguire un sogno, un'idea o semplicemente una voglia momentanea a costi, ancora oggi (nonostante il costante aumento del prezzo della benzina), abbordabili?

E ancora. Che peso hanno avuto le "quattroruote" nel consentire alle donne di uscire di casa in tutti i sensi, contribuendo alla gestione della difficile alchimia carriera/famiglia/tempo libero che in precedenza era impossibile? Mi sembra di poter dire che troppo spesso negli ultimi anni, in Europa, si è guardato all'industria automobilistica come a un gigante da tenere a bada e da limitare, invece che a una grande ricchezza sulla quale investire. In questo settore le Case Europee hanno dimostrato di avere competenze, creatività e idee che le hanno consentito di arrivare a posizioni di leadership tanto negli Stati Uniti che in Oriente. Oggi tutto il focus è posto sulla riduzione della CO2 (giusta e sacrosanta ma che non deve andare a discapito della competitività con le industrie extra europee) e, soprattutto in Italia, sulla tassazione sempre più vessatoria, indirizzata soprattutto nei confronti dell'alto di gamma. Nel nostro Paese, con l'intento di colpire i "ricchi" si è completamente assottigliato (quando non colpevolizzato) un segmento di mercato che garantiva un importante gettito per le casse statali. I dati degli addetti ai lavori, parlano per lo scorso anno di un mancato incasso di oltre 2,5 miliardi. Se ci pensiamo, sono i soldi che in questi giorni il governo sta cercando per non aumentare l'IVA (sic!) Il mercato italiano è passato dai 2,4 milioni del 2007 agli 1,4 dello scorso anno: un milione di automobili vendute in meno. Se consideriamo che nel solo 2012 si sono persi oltre 10 mila posti di lavoro, possiamo immaginare quale sia stato l'impatto nel quinquennio. Tutto questo sembra interessare poco. Soprattutto a chi dovrebbe cercare di rifar partire l'economia. Come se le difficoltà delle Case auto nelle vendite (soprattutto in Europa) fossero una questione di pertinenza esclusiva dei proprietari e non un fortissimo tema sociale, oltre che una grande opportunità persa.



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