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RITRATTO/ Walter Maria de Silva, ecco chi è l'uomo che sfida Marchionne con una matita

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Una creazione di Walter Maria de Silva  Una creazione di Walter Maria de Silva

Walter Maria de Silva (63), direttore del Design del Gruppo Volkswagen, ha ricevuto la laurea ad honorem dall’Università di Bologna come riconoscimento per i suoi eccezionali successi. 

Ma chi è questo Walter de Silva? Basterebbe, forse, dire che nella classifica degli italiani più importanti nel mondo dell’automotive si gioca il primo posto con il conosciutissimo Sergio Marchionne. Ma è più italiano di lui: mentre Marchionne, pur essendo di Chieti, da adolescente stava già in Canada, de Silva, da Lecco, fino ai cinquant’anni non si è spinto più in là di Torino, prima come designer al Centro Stile Fiat, poi all’Alfa Romeo, passando anche per l’arredamento d’interni. Compasso d’oro nel 2011, de Silva ha ridisegnato l’auto negli ultimi vent’anni: la Golf, le Audi, le Lamborghini, tutte portano la sua firma perché è il responsabile dello stile di tutte le auto che escono dagli stabilimenti del Gruppo Volkswagen.

Chi scrive lo ha intervistato una volta qualche anno fa e forse può aggiungere qualcosa. De Silva è, soprattutto, un uomo soddisfatto, realizzato, sereno. Nel suo ufficio di Wolfsburg si entra solo dopo aver firmato la promessa di non rivelare a nessuno ciò che si potrebbe vedere all’interno, ma l’atmosfera è estremamente rilassata. Ai suoi ordini ci sono migliaia di designer sparsi in quasi tutti i continenti, ma, almeno all’apparenza, la cosa non lo stressa minimamente. Sopra di lui ci sono sicuramente due tedeschi: il presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen Ferdinad Piech e Martin Winterkorn, amministratore delegato della casa automobilistica tedesca. Ma, sarebbe più giusto dire che, insieme a questi due personaggi e a una mezza dozzina di altri top manager, regna su un impero immenso fatto di milioni auto, un centinaio di fabbriche, centinaia di migliaia di operai e altrettanti impiegati. Alla pari, ognuno per le sue competenze, ognuno nel suo ambito, sono dei sovrani assoluti. A Winterkorn e soprattutto a Piech toccano le sintesi e le decisioni, ma sia le prime che le seconde vengono prese con il massimo rispetto e con la fiducia nei top manager del gruppo, Da Silva in testa. Guadagna sicuramente molto, ma se le soddisfazioni professionali si potessero versare in banca sarebbe uno degli uomini più ricchi del mondo. Mentre ha l’ultima parola sul design di decine di auto che rappresentano un business miliardario, sembra stia solo giocando con una matita. Fa schizzi, sogna, si diverte moltissimo. Sia quando gli affidano la realizzazione di una show car dalle linee avveniristiche e improponibili su strada, sia quando mette mano alle icone del gruppo, le auto che hanno fatto la storia, per dargli una nuova spinta di mercato. È attento alla fattibilità economica dei progetti almeno quanto lo sono gli altri top manager del gruppo tedesco, ma è anche consapevole che il suo ruolo è anche quello di chi deve osare qualcosa in più. E spesso lo fa, forse più di quanto riusciamo a immaginare visto che non sappiamo se e quanto abbia dovuto scendere a compromessi con le esigenze ai piani alti di Wolfsburg. Quando lo ha fatto, è sicuro che sia successo, ha lottato fino all’ultimo con la consapevolezza che non fosse una cosa personale. A volte si è addirittura permesso di essere in disaccordo con le scelte stilistiche del gruppo automobilistico come quando ha definito la Up, il modello più piccolo della Volkswagen, un «un progetto di design industriale» facendo capire come le scelte stilistiche che avrebbe preferito fossero state immolate sull’altare della ricerca di un prezzo di vendita basso. 



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