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GRUPPO DAIMLER/ Per il boss Zietsche i migranti sono una potenziale grande forza lavoro

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La sede di Daimler (foto da Twitter)  La sede di Daimler (foto da Twitter)

La situazione dei migranti che in questi ultimi tempi sta sconvolgendo l'intera Europa per il grande flusso migratorio dalle zone dell'Africa e del Medioriente sta rispolverando grandi domande anche sulla futura sistemazione nella società europea; sembra in questo senso che il grande Gruppo Daimler, una delle case automobilistiche più grandi e potenti al modno, abbia la soluzione in tasca. Il Presidente del band che controlla Mercedes-Benz, tra gli altri, Deiter Zetsche ha annunciato di voler inviare i suoi esperti nei centri di raccolta dei migranti alla ricerca di forze lavoro idonee ad occupare quei posti di lavoro che il mercato tedesco ormai non è più in grado di occupare. Le sue parole sono molto chiare in questo senso: «La maggior parte dei migranti sono giovani, molto ben istruiti e altamente motivati, esattamente ciò di cui il nostro Gruppo ha bisogno», ha dichiarato il number one Daimler al settimanale tedesco Bild am Sonntag. Certo, non mancano varie polemiche per le sue parole, che più o meno incarnano il senso di larga parte dell'opinione pubblica internazionale che vede nell'incredibile accoglienza umanitaria della Germania verso i profughi un buona dose di secondo fine dal forte gusto egoistico. È come se Zietsche avesse interpretato nei fatti quello che moltissimi dicono ci sia dietro la decisione di Angela Merkel di aprire (anzi, di lasciare come già le leggi vigenti dicono, ovvero la libera circolazione in Europa) di accogliere tutti i migranti. Ebbene, come sempre la verità non è mai solo da una delle due parti contendenti, in questo frangente il discorso del n.1 Daimler è coerente e interessante, «i migranti possono svolgere quel ruolo che negli anni sessanta, dopo l'erezione del muro di Berlino, spettò ai cosiddetti Gastarbeiter, italiani e turchi in particolare». Per questo motivo nelle ultime settimane il vertice del del costruttore tedesco aveva suggerito allo Stato l'opportunità di alleggerire e abbreviare i termini per la concessione di un permesso di lavoro fino ad un massimo di un mese a chi inoltra richiesta d'asilo. Rimane poi sempre il lato molto poco umano della questione, per cui si aiuta qualcuno per avere qualcosa in cambio, dato da non sottovalutare certamente: d'altro canto però non è da oggi che il governo di Berlino sa che l'economia della Germania a causa del suo negativo sviluppo demografico per continuare a crescere e mantenere alto il livello produttivo e sociale dovrà per forza importare annualmente e per molto tempo ancora almeno mezzo milione di forze lavoro, guarda caso proprio quei "500mila profughi" che la Merkel ha annunciato di volere in caso anche accogliere. Dunque la verità nel mezzo? Ad ognuno il proprio giudizio, di certo è molto interessante la proposta che fa Daimler e dunque l'establishment economico tedesco anche se andrà monitorato se si tratterà di uno sfruttamento camuffato o di un'effettiva proposta di lavoro e di vita che per gente disperata, ma lo sarebbe per chiunque, è come il pane: di sicuro porre al centro la questione umanitaria come puro pretesto politico non sarà mai bene, da nessuna parte la si guardi.



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