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Salone di Francoforte 2015/ E io ci vado con la Hyundai Tucson

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 Hyundai Tucson   Hyundai Tucson

Se al Salone del fumetto si va in tenuta cosplay, abbigliati come il manga preferito, e alla stracittadina si partecipa indossano scarpe da running, può apparire scontato che si debba raggiungere il Salone dell’auto a bordo di un veicolo a quattro ruote. In realtà le cose non stanno esattamente così, soprattutto se l’esposizione in questione è l’IAA di Francoforte, e noi viviamo a Milano, a 650 km di distanza. Anche se circa il 50 per cento del percorso è in territorio tedesco dove, narra la leggenda, si possa spingere liberamente sull’acceleratore. La verità è diversa, perché i tratti con queste caratteristiche si riducono a poche decine di km, e in ogni caso bisogna fare i conti con il traffico è quindi logico che l’aereo rappresenti l’alternativa più interessante, soprattutto oggi, nell’era del lowcost.
17 euro possono bastare, ma poi si è scaricati ad Hahn, il secondo aeroporto di Francoforte, distante quasi due ore dalla città. Ecco allora che l’auto non è del tutto fuori gioco, sia in termini di tempi, sia dal punto di vista del bilancio. Si potrebbe pensare che un’ammiraglia tedesca possa essere il veicolo ideale, per affidabilità e comfort, ma le alternative non mancano. Negli anni Sessanta si affrontava l’esodo estivo anche con la Fiat 500, quella originale, oggi tra i due estremi ci sono molte opportunità di scelta. Compresa quella di un’auto di un marchio coreano, vent’anni fa sinonimo di lowcost, oggi più verosimilmente rappresentante di un corretto rapporto tra prezzo e qualità.

Una Hyundai Tucson, per esempio, la SUV di successo recentemente rinnovata, che anche a chi la osserva distrattamente non può apparire lontana dai livelli di finitura delle prime della classe, nonostante il prezzo di accesso alla gamma rimanga sotto la soglia dei 20.000 euro. La linea conta, sempre di più, nella scelta di un’auto, per molti più del motore. Come conta la prima impressione che si prova entrando nell’abitacolo, toccando la plancia, provando l’ergonomia dei sedili, esplorando la dotazione di risorse elettroniche.
Su un percorso come quello da Milano a Francoforte una Tucson 2.0 CRDi da 136 cavalli non perde più di tanto, in termini di tempi, rispetto a una superberlina. La rivale può far valere la sua prestanza sui tratti no limits, recuperando sì e no una mezz’oretta, perché per il resto è impossibile sgarrare. Visto che in Svizzera, come del resto in Germania (dove i limiti di sono eccome) le libertà velocistiche costano molto care. Ma parte del vantaggio offerta dalla potenza si può perdere con una sosta obbligata al distributore, mentre la Hyundai digerisce tutto l’itinerario con un pieno di gasolio: 62 litri sono più che sufficienti per coprire l’intero percorso fino alle porte del Salone, lasciando ancora un po’ di autonomia prima che si accenda la luce della riserva. Il tutto senza richiedere particolari tecniche di guida e spingendo fino a oltre 180 km/h sulle autobahn.
La distanza da percorrere è di poco superiore a quella che separa Milano da Roma, ma il viaggio appare più scorrevole, più vario. Merito, forse, del tratto svizzero, che proietta in una nuova dimensione, in un mondo più vicino a quello che si ricrea con un plastico ferroviario che a quello reale. Il biglietto d’ingresso costa 40 franchi, all’incirca dieci volte quello che si spende da Milano al confine di Chiasso, ma vale fino a 14 mesi. E comprende anche il transito attraverso i 16,9 km del tunnel del San Gottardo, rimasto fino all’inizio del ventunesimo secolo il più lungo d’Europa, quando in Norvegia hanno battuto il record con oltre 24 km.



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