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SCANDALO VOLKSWAGEN/ La guerra yankee contro il gasolio

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Il Gruppo Volkswagen  Il Gruppo Volkswagen

Ogni giro di vite legato all’ambiente impone, infatti, investimenti non indifferenti, che gli uffici acquisti più che gli ingegneri hanno sempre cercato, e cercano, di tagliare il più possibile. Non a caso, a partire dalla metà degli anni Novanta, la ricerca del contenimento dei consumi di carburante (che sono chiaramente proporzionali con le emissioni inquinanti) è stata scaricata sulle industrie di pneumatici. La riduzione della resistenza al rotolamento delle gomme, ottenuta con tecnologie basate sull’uso della silice, ha infatti regalato riduzioni vere, di almeno il 5%.

L’accusa alla Volkswagen con motivazioni “verdi” arriva da un Paese che ha avuto un approccio discutibile con l’ambiente, che ha firmato l’accordo di Kyoto senza però aderirvi. Per la verità quel che conta di più è il fatto che i tedeschi hanno tradito la fiducia degli americani. Avevano assicurato che le auto destinate a quel mercato sarebbero state identiche a quelle usate per le omologazioni, e su questo punto non hanno mentito. Hanno invece peccato di presunzione mettendo a punto un software in grado di distinguere tra il mondo reale e la finzione delle prove di laboratorio. Il cui scopo poteva anche essere valido, visto che gli NOx sono gas irritanti, ma non velenosi, soprattutto ai livelli comunque bassi che il motore, anche senza dispositivi aggiuntivi, riesce a garantire.

Con il senno di poi sarebbe stato più semplice limitarsi a mandare oltreoceano auto a benzina, senza cedere al ricatto di limiti fuori dalla portata. La sindrome da primi della classe non ha pagato. Ma ora agli occhi degli americani noi europei - noi italiani lo eravamo già - siamo tutti truffatori.

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