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FCA/ Fusione con Gm, le 2 incognite che pesano sui piani di Marchionne

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Prima scindere la Ferrari e poi lanciare un'offerta formale alla General Motors per fondersi con Fca: questo lo schema mentale che Sergio Marchionne, capo supremo della Fiat (come si chiamava Fca e ancora si chiamano i modelli del marchio automobilistico italiano) intenderebbe perseguire, secondo le indiscrezioni di Automotive News, l’autorevolissima testata internazionale specializzata sul settore dei motori che sta seguendo passo passo lo strano corteggiamento di Marchionne al colosso Usa.

La prospettiva ventilata dal manager col pullover ha suscitato l’allarme di molti, tra le forze politiche italiane. Il senatore piddino Massimo Mucchetti sostiene che una fusione Fca-Gm produrrebbe un accavallamento tale tra le tipologie produttive in Europa, dove la Gm controlla la Opel, da imporre un “bagno di sangue” occupazionale. Analisi acuta e inquietante eppure Marchionne – dice chi lo conosce bene - persegue un suo disegno di sostenibilità anche sociale del business automobilistico che presuppone il conseguimento di dimensioni maggiori, sempre maggiori, per sfruttare tutte le sinergie finanziarie, commerciali e tecnologiche che saranno necessarie al mondo dell’auto, la più grande industria manifatturiera del mondo, per sopravvivere.

Sopravvivere a cosa? Sia alla discontinuità tecnologica ed energetica sia a quella socio-culturale. Già, perché è appunto duplice l’insidia che si staglia sopra l’industria dell’auto.

Da una parte, la sicura necessità di cambiare fonte energetica, visto che il mondo va verso la direzione di un’inarrestabile riduzione delle emissioni da combustione di idrocarburi e l’auto elettrica, grazie anche alle nuove tecnologie di accumulazione energetica, diventerà presto il paradigma generale. Insieme a questo, l’automazione che già ha reso (e molto più in futuro renderà) le auto come dei robot, fino ad arrivare alla Google-Car, prototipo di automobile che si guida da sola. Ideare, ingegnerizzare e soprattutto produrre su vasta scala simili nuovissimi modelli comporterà costi enormi, che più si è grandi meglio si sopportano.

L’altra insidia è la contrazione della domanda da parte del mercato, per il trasferirsi dell’utilizzo dell’auto dall’attuale formula, che ne presuppone il possesso, a un modello comportamentale nuovo che ne prevede invece l’uso “socializzato”: quindi car-sharing, car-pooling, insomma tutto meno che comprare l’auto per tenere in garage uno status symbol…



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