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IL CASO/ Auto elettrica, qualcosa è cambiato

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La Bmw i3  La Bmw i3

AUTO ELETTRICA: COSA è CAMBIATO? Se devo essere sincera, non ho mai creduto alla mobilità elettrica. In primis, per una questione di impatto ambientale: se è vero che i veicoli elettrici sono a "emissioni zero", non lo è di certo la produzione dell'elettricità che serve a muoverli. Per ogni chilowattora ottenuto bruciando combustibili fossili (come avviene nella gran parte delle centrali italiane) si produce quasi un chilogrammo di CO2, senza contare gli altri inquinanti dovuti a estrazione, trasporto del combustibile, raffinazione, ecc. Quindi non è che i veicoli elettrici non inquinino: semplicemente, inquinano altrove. E lo faranno fino a quando non si passerà seriamente alle fonti rinnovabili. 

In secundis, il segmento mi è sempre sembrato alquanto di nicchia: alzi la mano chi ha nella sua cerchia di conoscenze un possessore di una Mitsubishi iMiev o di una Chevrolet Volt. Inutile negarlo: le auto elettriche costano di più (solo per le batterie ci vogliono migliaia di euro), richiedono di essere dotati di un garage con presa dedicata (un miraggio nei centri storici) e non danno troppe garanzie in termini di autonomia. Certo, pochissimi abitanti delle grandi città fanno più di una cinquantina di chilometri al giorno, ma sapere che basta farne solo una manciata in più per restare a piedi è comunque destabilizzante. Il mio scetticismo di "italiana media" è condiviso, se nel 2015 le elettriche in Italia hanno rappresentato un misero 0,1% del mercato (1.460 le auto elettriche vendute in totale).

Analogo discorso per quanto riguarda le più diffuse ibride (25.117 auto vendute nel 2015, l'1,6% del mercato), che con le elettriche fino a oggi hanno condiviso tutto il mio scetticismo: non solo erano infinitamente brutte (compresa la Toyota Prius che è stata pioniera nel settore), ma finivano per pesare molto di più di quelle normali per via dei due motori e delle batterie. Se dunque in città erano indubbiamente molto utili, bastava prendere un po' di velocità e fare qualche chilometro in autostrada per perdere tutto il risparmio accumulato in termini di carburante e quindi di emissioni di inquinanti. 

Ma le cose cambiano, bisogna prenderne atto e ammettere di avere sbagliato: non sarà più economico, non sarà più comodo, non sarà più efficiente, ma il futuro del trasporto privato sarà elettrico. Le centraline impazzite di Milano, a Roma e a Napoli o le nubi di smog che periodicamente bloccano Pechino hanno dimostrato che, benché si inquini ugualmente andando a benzina, a gasolio o con un motore elettrico, la cosa non conta più niente. La cosa importante è dove si inquina. E non lo si può più fare nelle grandi città. 

Le case automobilistiche, poi, devono fare i conti con le regole che stanno diventando più stringenti e che dopo l'affaire Volkswagen verranno anche fatte rispettare. Quindi non hanno via d'uscita: dovranno continuare a investire sulle auto elettriche senza se e senza ma. Il mercato i segnali li sta già dando: la curva del trend di vendita delle auto elettriche ha subito un'impennata nell'ultimo biennio, raddoppiando il numero di veicoli venduti nel mondo, ormai oltre quota 500mila unità. 



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COMMENTI
10/01/2016 - imprecisioni (stefano elidori)

Oddio scrivere un articolo così nel 2016 non è che può avere molte attenuanti.... Immagino sia un articolo per non addetti ai lavori e quindi volutamente impreciso però ci si chiede quanto sia concesso l'errore semplificatore. Dire che le ibride sono brutte perchè è brutta la prius, e che in autostrada vanificano i consumi o che le elettriche sono le Mitsubichi iMiev e Chevrolet Volt o e che persino la gran parte dell'energia in Italia è prodotta da petrolio fa capire l'autorità di tale articolo.... NOTA: i nomi citati fanno pensare il materiale 'sorgente' sia diciamo di 5 anni fa e di fonte americana. In Europa la situazione è molto diversa, attenzione. Non esiste un mercato mondiale per le ibride od elettriche.

 
09/01/2016 - Auto elettriche (cesare cerri)

Credo sia riduttivo accontentarsi di auto ibride "piacevoli" da vedere, quando , sia pure per una piccolissima parte del mercato iniziano ad esserci auto elettriche in grado di competere (anche sul versante dell'autonomia) con le auto a combustione interna della stessa classe: ad esempio la Tesla che è stata l'uto più venduta in Norvegia negli ultimi due anni (fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-03/i-record-elettrica-tesla-auto-piu-venduta-norvegia-cresciuta-500percento-wall-street-122105.shtml?uuid=ABqKq07) e che ha venduto qualche centinaio di auto anche in Italia. La rete di ricarica dei Supercharger consente attualmente di traversare l'europa da Arezzo a Setermoen con soste di mezz'ora ogni 2-300 Km per la ricarica, il tempo del caffè all'atogrill: è qualche cosa in più di un semplice utilizzo in città o per il pendolarismo.