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Dopo i 14,7 miliardi agli Usa, WV è ancora un bancomat

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LA STRATEGIA RELAZIONALE DI MUELLER- Il rallentamento delle vendite in Europa è colpa della cattiva reputazione che si perde in fretta e si fa fatica a recuperare. Ma è anche colpa di un’azienda impegnata più sul fronte legale che su quello produttivo. E di un vertice incapace di mettere in piedi strategie credibili. Nel 2015 Martin Winterkorn, il maggior responsabile del dieselgate, aveva annunciato di voler di immettere sul mercato oltre cinquanta nuovi modelli in dodici mesi, di cui solo un paio elettrici. Quest’anno l’attuale ceo di Volkswagen Matthias Mueller, durante l’assemblea di bilancio, non ha detto una parola sui modelli tradizionali, mentre un portavoce della casa automobilistica tedesca, negli stessi giorni, ha annunciato l’addio al progetto Taigun, il piccolo crossover esibito per la prima volta nel 2012 in Brasile come concept. Un’occasione persa per introdursi in un segmento che sta facendo le fortune di molti concorrenti. Mueller, il nuovo ceo, ha invece promesso che il gruppo punterà tutto sui veicoli elettrici promettendo di sfornarne una trentina nei prossimi otto anni.

IL SOGNO ELETTRICO - Questa strategia somiglia più a un libro dei sogni che a un piano industriale. L’ex numero uno di Porsche non può non sapere che il mercato di questo tipo di auto ancora non esiste né in Europa, né nel resto del mondo. E non può non sapere che la maggior parte dei costruttori dichiara che produrre e vendere auto elettriche costa più di quanto i clienti sono disposti a spendere. Costruire auto che rischiano di essere vendute in perdita è un ottimo biglietto da visita per presentarsi davanti alle agenzie ambientali o per recuperare un po’ di credibilità presso i clienti più ecologisti, ma il business vero adesso, e ancora per molti anni, sta da un’altra parte. Oggi nel mondo vengono venduti più 500.000 veicoli elettrici all’anno. Secondo la maggior parte degli studi, diventeranno 2-3 milioni nel 2021 e 5 milioni quattro anni dopo. L’obiettivo di Mueller è venderne 3 milioni nel 2025. Insomma, prevede di avere il 60% del mercato mondiale delle auto elettriche. O il dirigente tedesco sa qualcosa che il resto del mondo non sa, oppure nelle sue dichiarazioni c’è qualcosa non solo di velleitario, ma di pericoloso per l’azienda tedesca. Gli investimenti non sono infiniti, anzi il gruppo, per anni in testa alle classifiche mondiali in questo settore, ha già dichiarato di averli ridotti di 1 miliardo di euro e ha annunciato che scenderanno di quasi un punto percentuale sul fatturato nei prossimi anni. E puntare tutto su un cavallo sbagliato rischia di essere molto pericoloso.



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COMMENTI
24/09/2016 - Italiani pro Volkswagen. (delfini paolo)

Grazie a Franco Oppedisano per l'interessantissimo articolo.La Volkswagen ha circa 3500 dipendenti in Italia (Lamborghini, Ducati,Italdesign Giugiaro )e tanti altri dipendenti di aziende di componenti nostrane (numerose in Piemonte )lavorano grazie a VW.Se poi aggiungiamo i numerosi nostri connazionali che lavorano nel gigantesco complesso di Wolfsburg,possiamo dedurre che l'Italia ha tutto l'interesse affinche la Volkswagen esca al più presto da questo momento difficile.