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FCA BANK/ Ecco perché Marchionne si è fatto una banca

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Sergio Marchionne (LaPresse)  Sergio Marchionne (LaPresse)
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Oggi la partita è ancora più interessante: con un istituto di credito vero (autorizzato dalla Banca d'Italia nel gennaio del 2015) Fca gioca allo stesso tavolo dei concorrenti e delle altre banche. E può contare su tre vie privilegiate di accesso al denaro della Banca centrale europea. La prima via sono i finanziamenti triennali a un tasso dello "zero virgola quasi niente", con obbligazioni e altri titoli come collaterali a garanzia, a cui avevano potuto attingere finora solo altre case automobilistiche provviste di una banca. La seconda sono i finanziamenti quadriennali a tassi che possono anche essere negativi per gli istituti di credito che dimostrino di girare almeno una parte del credito alle imprese. E Fca Bank non farà fatica a dimostrarlo, dato che dipende da un'impresa industriale. Infine c'è il recente Quantitative easing, che permette alle banche di creare dei titoli garantiti dai pacchetti di debiti (in gergo asset backed securities) e farli comprare dall'Eurotower. I titoli vengono rimborsati alla Bce, ma solo alla scadenza: nel frattempo Fca Bank, come tutte le altre banche, ha in cassa i soldi della Banca centrale. 

In parole povere, il gruppo ha la liquidità che gli serve per fare investimenti e guadagna di più per la differenza tra gli interessi che incassa e quelli che paga, ma ha anche possibilità di offrire tassi più bassi e nuovi finanziamenti ai clienti e ai concessionari aumentando la possibilità di vendita. Nuovi crediti, nuovi titoli, nuovi acquisti della Bce. E il gioco ricomincia. 

Se dunque vi siete chiesti come mai quando entrate in un qualsiasi concessionario la prima cosa che vogliono vendervi è un finanziamento e non un'auto, ora potete immaginarne il perché.

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