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Automotive, è finita l'era d'oro?

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Secondo un analista di Bernastein dal 2016 caleranno i profitti dell'aindustria auto  Secondo un analista di Bernastein dal 2016 caleranno i profitti dell'aindustria auto

Che il mondo dell'auto stia cambiando è ormai sotto gli occhi di tutti. Per mille motivi. Per il diverso rapporto che hanno i giovani con le quattro ruote. Per i concetti di vendita innovativi che sempre più le case stanno proponendo: dai brand show-room alle vendite online, dalle nuove figure professionali che si affacciano nei punti vendita (product genius e similari) ai prodotti, sino ai nuovi saloni che sia stanno imponendo all'attenzione di tutti come il CES di Las Vegas. E via discorrendo. Si potrebbero elencare le molte altre novità che hanno attraversato il panorama automotive negli ultimi anni. E, verrebbe da dire, ancora di più dopo la crisi economico finanziaria. Sulla traccia di queste considerazioni, una lettura è davvero illuminante. Si tratta della corposa analisi fatta da Max Warburton di Bernstein che si intitola significativamente "The end of an era". Secondo l'analista, il 2016 rappresenterà un vero e proprio punto di svolta nell'industria dell'auto come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi, soprattutto in termini di profittabilità. Quali sono gli elementi che portano a questa riflessione? Facciamoci guidare da Max Warburton. "Abbiamo beneficiato - spiega - della più lunga espansione economica della storia. Le vendite globali di auto nel 2015 hanno raggiunto gli 87 milioni di unità (in crescita del 35% rispetto al 2009) e l'industria nel suo complesso ha raggiunto un EBIT di oltre 130 miliardi di dollari, il risultato migliore di sempre. Forse nel 2016 i risultati economici potranno far segnare ancora un miglioramento, ma dopo di questo, noi riteniamo che il declino sia inevitabile". Sono tanti gli elementi che secondo questo studio portano a conclusioni univoche. Intanto il boom della Cina come l'abbiamo conosciuto negli ultimi anni con margini del 20%, sembra essere alle nostre spalle. In secondo luogo, gli Stati Uniti che hanno beneficiato, dopo la crisi, di misure che hanno fatto bene all'industria automotive come taglio dei costi, eliminazione degli sprechi, strutture più snelle, incremento dei prezzi, sono tornati di fatto ai volumi pre crisi (18 milioni di auto) molto velocemente e con profitti migliori. Ma anche questa favola, sembra giunta a conclusione. Russia e Brasile, periodicamente indicati come due settori dal potenziale interessante, sono oggi in pesante declino. Inoltre, nuovi imperscrutabili nubi si stanno affacciando all'orizzonte: le nuove legislazioni sulla CO2, la sfida della guida autonoma, le motorizzazioni sempre più diversificate e innovative, sistemi di mobilità alternativa come il car sharing e Uber e da ultimo, ma non certo per importanza, l'affacciarsi all'orizzonte di nuovi player del settore come Google ed Apple, che senza dubbio introdurranno significativi elementi di discontinuità rispetto al passato. Per comprendere il valore "disruptive" (come va di moda dire oggi) di quest'ultimo punto, basti pensare a cosa ha rappresentato l'ingresso di Tesla nel settore delle quattro ruote in termini di immagine, mercato e prodotti, pur con tutti i limiti del progetto. "Siamo convinti - spiega Max Warburton - che guarderemo questi ultimi anni come "l'età dell'oro" per i profitti dell'auto. I costruttori sono stati capaci di ottenere volumi maggiori da veicoli spinti da motori a combustione interna e con tecnologie simili a quelle perfezionate alcune decadi fa. Certo, ci sono stati miglioramenti in termini di sicurezza, qualità, emissioni, contenuti di elettronica e dinamica, ma il costo di produzione di questi prodotti non è molto maggiore che in passato." E poi ci sono le nuove regole sulle emissioni che, già prima dello scandalo Volkswagen, si stavano inasprendo, ma ora subiranno probabilmente un'accelerazione della quale è difficile stimare l'impatto sul business. Lo stesso discorso è valido per l'auto elettrica. "Poi va considerato anche il tema - spiega Warburton - dei veicoli a guida autonoma e dei cambiamenti tecnologici e legislativi necessari. Pensiamo che alcuni investitori siano eccessivamente ottimisti circa la velocità della loro introduzione, ma noi siamo preoccupati dei costi e dei rischi della corsa tecnologica in questa area". A questo scenario, già di per sé complesso, si aggiunge (come accennato in precedenza) il sempre più possibile ingresso di Apple nel mondo della mobilità con impatti che oggi sono difficilmente prevedibili. Quello che è prevedibile è che i costi si alzeranno e i margini di guadagno si assottiglieranno per tutti. In questo quadro a tinte fosche, la buona notizia è rappresentata dalla performance del mercato Europeo che ha fatto segnare una buona crescita nel 2015, soprattutto in paesi del sud come Italia, Spagna e Portogallo che hanno proposto incrementi a due cifre. "L'Europa (però) - spiega Warburton - è un mercato dove sfortunatamente l'industria dell'auto ha poche speranze di 'fare soldi' a causa di sovrapproduzione, costi strutturali elevati, troppi costruttori che offrono tutti prodotti super tecnologici e costosi da produrre". I prossimi mesi ci daranno delle indicazioni importanti per capire se l'analisi e gli scenari proposti da Bernstein sono corretti. Quello che è certo è che se non siamo alla fine dell'età dell'oro, certo siamo in un era di profondi cambiamenti e, come sempre, ne uscirà vincitore chi sarà più veloce a leggerli e a definire una nuova strategia per gli anni a venire.

Lucia Romeo



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