BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CAR SHARING/ La mobilità è sostenibile, il business no

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Una Smart di Car2Go a Firenze  Una Smart di Car2Go a Firenze

La premessa della sharing economy è semplice: ogni prodotto e ogni servizio è condivisibile e tutto si può noleggiare, bypassando i costi relativi al divenire proprietari. Il che, parlando di auto, significa un allettante risparmio. Era quindi inevitabile che fiorissero ovunque servizi di car sharing: DriveNow e Car2Go in tutto il mondo, Flinkster in diversi paesi europei, , Autolib in Francia, CarUnity e Tamyca in Germania, Orix e Park24 in Giappone, PPzuche ed EVCard in Cina, solo per citare i più noti e per tacere dei vari servizi taxi derivati dal car sharing come Uber o Lyft. Ed era altrettanto inevitabile che dietro molti di questi servizi – diciamo la maggior parte – ci dovesse essere lo zampino di una casa automobilistica, direttamente o attraverso partnership strategiche. Ma se la mobilità è sostenibile, quando può esserlo il business, per i costruttori di automobili? Se lo è chiesto un gruppo di ricercatori di Boston Consulting Group, Julien Bert e Marco Gerrits di Monaco, Brian Collie di Chicago e Gagng Xu di Shangai, che hanno delineato lo scenario del car sharing da qui al 2021. Non fatevi impressionare dalla data: è più vicina di quanto crediate.

Lo scenario prospettato dai ricercatori di BCG vede passare dall’auto di proprietà al car sharing il 40% dei possessori di city car e il 20% dei proprietari di compatte. Questo però solo in Europa, dove le autorità municipali scoraggiano fortemente la guida nei centri cittadini e creano disincentivi al possesso dell’auto. Negli Stati Uniti, invece, dove la distribuzione territoriale è decisamente più dispersiva, il car sharing avrebbe migliori chance solo nelle aree densamente popolate come Boston, New York e San Francisco. Però, tenendo conto dei bassi costi legati al possesso di un’auto e dell’innegabile comodità di avere la propria vettura sempre a disposizione, la convenienza del car sharing è dubbia anche in queste aree. La Cina presenta poi uno scenario misto: nelle metropoli come Beijing, Guangzhou, and Shanghai, i giovani difficilmente possono ambire a un’auto di proprietà per via dei costi elevati e dalla difficoltà di ottenere una licenza di parcheggio. Nelle città minori, invece, l’auto privata rimane un potente status symbol per la classe emergente. Il Giappone, infine, ha un potenziale ancor più limitato per il car- sharing: mentre i giovani nei centri urbani stanno ricorrendo sempre più alla condivisione, i guidatori di mezza età e i più anziani sono riluttanti a fare a meno dei propri veicoli privati.

CONTINUA NELLA PAGINA SUCCESSIVA >



  PAG. SUCC. >