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FCA/ Così Marchionne diventa un "problema" per Fiat Chrysler

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Sergio Marchionne (Infophoto)  Sergio Marchionne (Infophoto)
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I rumour su tensioni tra azionista e amministratore delegato non sono completamente nuovi e sono saltati fuori in diverse occasioni negli ultimi mesi. La novità abbastanza comprensibile è che queste tensioni siano proprio sul tema della fusione; è una novità comprensibile perché il cuore della questione Fiat per bocca dei suoi manager e azionisti non è un piano stand alone di lungo termine di rifocalizzazione sul segmento premium, ma la ricerca di un partner giusto. I rumour, rilanciati da Il Giornale, vanno ancora più in là, ipotizzando che il problema sia Marchionne e la sua personalità ingombrante. Marchionne vorrebbe ritagliarsi un ruolo guida nel post fusione e questo ovviamente complica le trattative.

Il ruolo guida di Marchionne si porta dietro probabilmente anche tutta Fca, che da preda qual è nelle ipotesi di merger emerse finora acquisisce almeno un ruolo non comprimario. Questo riduce di molto la platea di potenziali partner e non può essere benvisto da chi ha fretta di fusione/cessione. Se lo scopo è monetizzare o mettersi in una posizione, che non è quella attuale, in cui si possa monetizzare in tempi ragionevoli (con una quota vendibile sul mercato, per esempio) tutte le discussioni su ruoli e equilibrio di poteri post fusione sono superflue. Se invece si mettono sul tavolo equilibri personali o industriali allora tutto cambia.

La sensazione è che il manager che piace ai mercati, Marchionne, sia veramente quello che pone i “problemi”; problemi che potrebbero persino essere buoni per chi ancora si occupa di temi romantici come gli interessi del “sistema Paese”.

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