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FCA/ Così Marchionne diventa un "problema" per Fiat Chrysler

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Sergio Marchionne (Infophoto)  Sergio Marchionne (Infophoto)

Ci eravamo lasciati con Fca finalmente focalizzata sull’esecuzione del piano industriale e in particolare sul lancio dei nuovi modelli premium. Lo scenario che si era manifestato era questo: dopo il rifiuto certo di General Motors, nonostante la corte serratissima di Marchionne, e quello probabile di Volkswagen vanificato da un cambio di management e dai problemi negli Stati Uniti, Fiat si trovava costretta ad abbandonare nel breve termine i piani di consolidamento. La finestra in cui negoziare una fusione da una posizione di forza sembrava chiusa; le continue azioni straordinarie sul titolo sono finite, incluso lo spin off di Ferrari, e i conti del gruppo sono meno scintillanti proprio perché appesantiti da un piano di investimenti nel pieno del suo sviluppo. Una società in una differente fase del suo ciclo di investimenti si presenta al mercato con una capacità di generazione di cassa molto superiore che si traduce in un differente apprezzamento del mercato e anche in una diversa performance borsistica.

La volontà del gruppo - e in particolare dei suoi azionisti di riferimento - di compiere un ulteriore salto con una fusione è stata ribadita con forza dall’autunno del 2014, e anche nelle ultime settimane non sono mancate decise conferme con, oltretutto, Exor che si diceva disponibile a diluirsi per favorire un’aggregazione. Questa “aggregazione”, che veniva chiamata fusione, si confondeva nei fatti con una cessione, perché un’operazione con un gruppo molto più grande avrebbe trasformato la quota di Exor in modo sostanziale. Oggi quella partecipazione e quell’assetto fanno di Exor un’azionista imprenditore con un’influenza diretta e dominante sulla società, una partecipazione del 5-10% è non solo finanziaria, ma anche libera da vincoli di lungo periodo e di responsabilità industriali dirette. Queste valutazioni e i rumour e le speculazioni su Fiat non sembravano però più di attualità.

I rumour di mercoledì sul possibile interesse di Gac a rilevare una quota di maggioranza e la smentita successiva del gruppo cinese che dichiarava che al momento non aveva piani magari non cambiano lo scenario nel breve periodo, ma sicuramente ci ricordano quale siano gli obiettivi strategici del gruppo. I rumour sembravano credibili perché è stato lo stesso Marchionne a dichiarare qualche settimana fa che diversi gruppi si erano fatti avanti con proposte che però non erano convincenti. Di certo Gac non può offrire neanche lontanamente le sinergie che, per esempio, potrebbe offrire GM. Gac potrebbe fare questo investimento solo con un supporto esterno, per esempio il governo cinese in via diretta o in una delle sue mille forme indirette. La storia però si è ulteriormente complicata con i rumour di tensioni tra Elkann e Marchionne proprio sul tema della fusione.



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