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FCA/ I piani di Marchionne e la "profezia" di Rifkin

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Sergio Marchionne (Infophoto)  Sergio Marchionne (Infophoto)

Non attiene a questo tema neanche il secondo megatrend, cioè il dimezzamento dei costi del processo produttivo dell'auto, con la fine delle scocche dedicate ciascuna a una classe di modelli e l'ibridazione produttiva dei materiali (compositi con metalli) e dei macchinari (siderurgici e "additivi", le famosi stampanti 3D). Il costo delle piattaforme si dimezzerà, la personalizzabilità dei modelli decuplicherà. Serviranno molti soldi, all'inizio, per fare tutto questo e una volta fatta la riconversione molti se ne risparmieranno. Ma nemmeno questo c'entra col car-sharing.

Con esso c'entra invece l'altro mega-trend, l'auto self-drive, che si guida da sola. Gli scettici - atteggiamento sempre sano - prima di archiviare si guardino un test di parcheggio automatico di una delle tante berline medie in commercio che già lo fanno, e cambieranno idea. Ma quando l'auto-che-si-guida-da-sola sarà in strada davvero, cadrà il legame affettivo che oggi salda l'automobilista alla sua vettura. Sarà normale, e preferito, salire su un veicolo estraneo, programmare la destinazione e intanto leggere sul tablet o chiacchierare distratti. E a quel punto sì che la profeziona di Rifkin si avvererà.

Per le industrie automobilistiche desiderose di arrivare sane e ricche a quella scadenza e poi di sopravviverle, il futuro va preparato da adesso, ed è ciò che Sergio Marchionne sta facendo. Con le modalità ruvide e istrioniche che gli si conoscono, ma con un successo che per converso gli aliena le simpatie dei colleghi. Marchionne che non credeva all'auto elettrica ne sta immettendo di ottime nella sua gamma; ed è stato il primo a firmare un accordo serio con Google sulla self-drive.

Logico che il suo datore di lavoro, John Elkann, se lo tenga ben stretto e abbia approfittato dell'assemblea di Exor per dire che il manager "non lascerà Fca prima del 2019. Aspettare l'approvazione dei risultati del 2018 vuol dire arrivare al 2019". "Il percorso di selezione per il suo successore - ha aggiunto Elkann - avverrà all'interno, stiamo lavorando. Io non farò parte dei candidati alla carica di amministratore delegato". Sembra di risentire il nonno, Gianni Agnelli, quando a proposito del "suo" Marchionne, Cesare Romiti, diceva: "Dopo Romiti, un gemello di Romiti".

Quel che nell'ultimo anno è sembrato cambiare, nel mondo Fiat, è proprio il clima attorno al capo. Se un anno fa si scommetteva sui suoi piani segreti - scalare la Fca? Scalzare Mary Barra da General Motors? - oggi sembra pacifico che Marchionne, padrone delegato più che amministratore delegato di Fca, stia semplicemente pensando a fare il suo lavoro, talmente complesso da assorbire al 101% anche un visionario un po' matto e molto dittatoriale come lui. Ha in mente un sacco di cose da fare, e gli piace pure.



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