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Danni collaterali in Europa: calano le vendite delle auto a gasolio

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Un motore diesel di Daimler  Un motore diesel di Daimler

Il dieselgate ha fatto altre vittime, oltre a Volskwagen. Già, perché in Europa l’amore per il diesel sembra stia naufragando insieme con lo scandalo che ha colpito la casa tedesca… e di riflesso anche le altre. Se fino al dieselgate, infatti, nel Vecchio Continente le vendite di auto diesel avevano rappresentato più della metà del mercato del nuovo, grazie anche ai programmi statali di incentivi e al basso costo del gasolio, ora la quota delle vendite di auto a gasolio è scesa, per il mercato europeo occidentale, al di sotto del 50%. A rivelarlo è una ricerca degli analisti di Lmc Automotive: la quota dei diesel è diminuita di 2,2 punti percentuali al 50,1 per cento nei primi mesi dell’anno e del 3,1 per cento al 49,7 per cento nel mese di aprile. Nei primi quattro mesi del 2016, in particolare, il mercato complessivo dei veicoli in Europa occidentale è stato di 4,87 milioni di veicoli, in crescita del 7,7 per cento, di cui 1,21 milioni solo nel mese di aprile. Il mercato del diesel, sostengono gli analisti di Lmc Automotive, è stato particolarmente colpito dalla pubblicità negativa legata allo scandalo dei software in grado di riconoscere i test sulle emissioni installati da Vokkswagen in 11 milioni di veicoli, dei quali 8,5 in Europa.

Il segmento maggiormente segnato dal calo delle vendite è quello delle utilitarie, berline compatte e minivan, stando alle analisi. Ma anche le vendite dei segmenti large e premium, che rappresentano l’80 per cento del volume del diesel hanno registrato un lieve calo, il che, secondo Lmc, dimostra che non sono completamente immuni. Quanto alle minicar diesel, calma piatta… anche perché la quota di diesel in questo segmento è già di per sé molto bassa.

Ma il fondo del barile ancora non è stato toccato: gli analisti di IHS Automotive prevedono che la quota di mercato per il diesel in Europa scenda ancora fino al 35 per cento entro il 2027. Ovviamente non solo per via del dieselgate: le case costruttrici stanno intensificando gli investimenti nei sistemi alternativi come le auto elettriche e ibride plug-in. «Verrà un giorno in cui non sarà più redditizio investire in tecnologia diesel», ha detto ai giornalisti l’amministratore delegato di Bmw, Harald Krueger, durante il salone dell'auto di Ginevra a marzo. La sua nuova strategia per la casa automobilistica si impernia infatti proprio sulle auto elettriche di lusso e non.

Anche Daimler a Ginevra ha dichiarato che prevede di stanziare mezzo miliardo di euro per espandere la produzione di batterie per auto elettriche, ma nello stesso tempo ha deciso di investire qualcosa come tre miliardi per sviluppare motori diesel puliti ed ecocompatibili. Le auto premium possono, infatti, incorporare nel prezzo i costi per i sistemi complessi ed efficaci di riduzione delle emissioni. Quindi possono a una parte rispettare una normativa europea che di certo diventerà sempre più restrittiva e mantenere tutti i vantaggi del motore diesel rispetto a quello a benzina: consumi minori e motori più longevi a parità di prestazioni. Per i piccoli diesel il discorso cambia e saranno tempi duri.



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