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Il Petersen Museum, la galleria delle meraviglie

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Una sala del Petersen Museum di Los Angeles  Una sala del Petersen Museum di Los Angeles

Ci sono luoghi che scopri quasi per caso e che, una volta entrati nella tua vita, rimangono in modo permanente. O perché sono luoghi magnifici della natura o della storia, oppure perché trasmettono passione. Quando alcuni mesi fa sono stata a Los Angeles con degli amici, ho visitato un museo davvero straordinario, il Petersen. Un luogo di passione. Quella per l'automobile. "La cultura - ha dichiarato Robert E. Petersen - è stata cambiata dall'automobile. Questo museo parla del ruolo che l'automobile ha giocato nella definizione del nostro passato e presente, ma anche nella creazione del nostro futuro".

Il museo è situato a sud est della Città degli Angeli, all'intersezione tra Wilshire Boulevard e Fairfax Avenue. Il suo fondatore era un visionario capace di unire un’intera comunità di appassionati di vetture hot road, custom e classiche che aveva ereditato la passione per le automobili dal padre meccanico. Nel 1948 insieme a Wally Parks e alla SCTA (Southern Caifornia Timing Association) promosse un salone il cui catalogo fece da precursore al magazine Hot Rod che fu pubblicato per la prima volta quello stesso anno. La Petersen Publishing crebbe velocemente e nel 1949 fu fondato Motor Trend che fu poi seguito da numerose altre pubblicazioni. Petersen iniziò la sua collezione di automobili negli anni Cinquanta. Nel corso degli anni lui e la sua fondazione (realizzata con la moglie Margie) hanno donato al museo oltre 135 automobili. Il museo ha aperto i battenti il giorno 11 giugno 1994 grazie a una donazione di 16 milioni di dollari dei coniugi Petersen. Nel marzo del 2000, è nata la Petersen Automotive Museum Foundation che, grazie ad una ulteriore donazione di 25 milioni di dollari della famiglia, ha reso il museo completamente indipendente dai finanziamenti della contea di Los Angeles.

Quando sono entrata in questo luogo magico, ho trovato vetture incredibili. Dalla esotica Rolls-Royce Phantom I "round door" (porte tonde, ndr) del 1925 alla Bugatti Type 57C regalata dal Governo francese al Principe di Persia e futuro Shah iraniano, Mohammed Reza Pahlavi, in occasione del suo primo matrimonio; dalla Ford Custom 1946 (modificata nella carrozzerie per esigenze cinematografiche) guidata da John Travolta e Olivia Newton-John nel film Grease (1978) all'ultima Ferrari Barchetta (212/225 Touring Superleggera) con guida a sinistra ordinata dalla Ford Motor Company per Henry Ford II; dalla Cadillac Series 62 Coupe donata dal Principe Alì Khan alla moglie Rita Hayworth alla Jaguar XKSS del 1956 di Steve McQueen; dalla Ford GT40 Mark III appartenuta in origine a Herbert Von Karajan alla De Tomaso Pantera di Elvis Presley (che porta ancora i segni della calibro 22 con la quale la leggenda del rock sparò contro la vettura che non ne voleva sapere di partire); dalla Delorean DMC-12 placcata oro 24 carati alla futuribile Batmobile guidata da Michael Keaton nei due episodi di Batman del 1989 (Batman) e 1992 (Batman Returns), basata su una Chevreolt Impala con motore V8, arricchita con particolari aeronautici derivati da componenti Rolls-Royce e Harrier, fino alla straordinaria Saetta McQueen del celebratissimo "Cars" della Disney Pixar. E ho citato soltanto alcune delle tantissime vetture esposte, cariche di storia, proprietari e aneddoti che sono in mostra.

Poi, quando stavamo per uscire, la guida ci ha chiesto: "Volete dare un'occhiata al garage sotto?". Ci siamo guardati increduli e siamo entrati in una "caverna delle meraviglie" tra auto usate da presidenti degli Stati Uniti e modelli mozzafiato. "Sapete - ci ha spiegato la guida - ogni anno aggiungiamo alla collezione almeno 5 automobili che ci vengono donate e vengono attentamente valutate da una commissione di esperti. In realtà le donazioni proposte sono molte di più, ma accettiamo solo quelle meritevoli e comunque mai più di quattro o cinque. Anche perché non sapremmo dove metterle". Io e gli altri due amici ci siamo guardati e abbiamo pensato tutti la stessa cosa: "Noi un'idea ce l'avremmo".

Lucia Romeo



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