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SALONE PARIGI 2016/ Gli ultimi bagliori di un evento che non ha più senso

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Il logo del Salone di Parigi  Il logo del Salone di Parigi

SALONE DI PARIGI 2016. Diciamoci la verità: il pubblico che fino al 16 ottobre varcherà la soglia del Salone di Parigi, non ci trova il futuro dell’auto, ma, al massimo, una versione riveduta e corretta del suo passato prossimo. La variante Veloce dell'Alfa Romeo Giulia (una duemila turbo a benzina da 280 Cv, l'altra con il 2.2 turbodiesel da 210 Cv), la Maserati Ghibli rinnovata, la serie America della 124 Spider, la nuova 500X 1600 Multijet con cambio automatico a doppia frizione, la Panda in versione Cross, il nuovo Discovery Land Rover, il 'model year 2017' della Jeep Grand Cherokee, la terza generazione della Hunday i30, le ristilizzate Audi Q5, A5 e S5 Sportback: più che anteprime, siamo alle solite operazioni di maquillage, ormai trite e ritrite. E non saranno certo la nuova Kia Rio, né il debutto della Infiniti QX Sport o il debutto nel segmento SUV della Skoda Kodiaq ad alzare il livello della manifestazione.

Al massimo, ormai al Salone di Parigi si parla di digitalizzazione e di elettrificazione delle auto, con la presentazione di modelli con un po’ più di autonomia, come la nuova Opel Ampera-e, che comunque altro non è che la versione europea della già vista Chrevrolet Bolt EV americana, ma soprattutto di tante concept, che comunque non impegnano perché difficilmente entreranno in produzione, come la Volkswagen Nuv-e (New Urban Vhicle Electric) che la casa di Wolksburg nell'immediato cavalcherà per distrarre dal disastro del dieselgate.

Senza contare che il salone di Parigi è sempre stato un salone francese, così come di Francoforte è sempre stato un salone tedesco: le cose migliori vengono tradizionalmente in casa. Ma anche qui, cosa vediamo dei marchi che hanno fatto la storia dell’automobile? Citroen presenta la nuova Citroen C3, Peugeot presenta in anteprima le rinnovate 3008 e 5008, quest'ultima che da monovolume si converte in crossover, e Renault svela la nuova Gran Scenic, mentre Nissan (sempre di Renault) espone l’ennesimo restyling della Nissan Micra. Certo, i francesi hanno come sempre grandi spazi, che però occupano con abbondanza di concept, come la Citroen CXperience che dovrebbe anticipare la futura C5, e una coupè crossover di Renault, ma non si vedono novità vere e proprie, eccettuata forse la prima berlinetta Alpine di produzione.

Tra l’altro Parigi è comunque sempre stato meno interessante di Francoforte perché i francesi presentano macchine per la massa, mentre i tedeschi, almeno, puntano anche sulle categorie premium e sportive di alto livello.

Quest’anno, davvero, a Parigi non c’è veramente nulla, o quasi, nessuna auto, comunque, che possa cambiare il mercato. Certo, è come sempre spettacolare, bellissimo, ma non memorabile. Neppure nel segmento premium: nessuna auto da sogno, eccettuata forse la Ferrari GTC4Lusso T. Che non è comunque un’anteprima: la casa di Maranello l’ha già presentata, e più di una volta. A Villa Erba (Como), a Ginevra, a Los Angeles.

Ma Ferrari è rimasta l’ultima mosca bianca a Parigi: tutti gli altri marchi premium non ci hanno neppure pensato a metter piede alla manifestazione, snobbandola in toto. Rolls-Royce, Bentley, Lamborghini e Aston Martin non hanno aderito, ma neppure Mini, Ford, Volvo e Mazda.

La verità è che le fiere tradizionali inziano a mostrare la corda. Lo si è visto anche a Francoforte: meno appeal per il pubblico, e addirittura per le stesse case automobilistiche che ormai le disertano. Sono fiere locali, che non attirano più quella gran massa di appassionati che si vedevano anche in epoche in cui il mercato dell’auto non andava a gonfie vele come oggi. Si salva forse solo Ginevra, perché, lungi dall’essere un fenomeno di massa, resta l’unica sede cui i marchi si rivolgono per presentare le vere novità. In più quest’anno c’è anche la questione dell’allarme terrorismo. Le misure di sicurezza sono rafforzate, ci sono molti più problemi a entrare e quindi bisogna armarsi di molta pazienza. Forse è il caso di cominciare a rivedere il concetto di salone.

Marina Marinetti



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