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Motori

FERRARI/ La svolta di Marchionne (e i problemi) sul Suv

Con le ultime dichiarazioni di Sergio Marchionne si è tornati a parlare del Suv di Ferrari, che potrebbe effettivamente vedere la luce tra due anni e mezzo. FRANCO OPPEDISANO

Sergio Marchionne (Lapresse)Sergio Marchionne (Lapresse)

FERRARI. Ormai è deciso: il Suv di Ferrari si farà. Nei giorni scorsi Sergio Marchionne lo ha detto chiaramente, anche se si è dato un tempo infinito (due anni e mezzo) per decidere “sulla produzione”. Ma non si tratta di decidere solo di scegliere come verrà realizzato, con quale linea, perché è certo che tutti i disegni, anche se non definitivi, e le componenti meccaniche, sono già state studiate e sono in qualche cassetto chiuso a doppia mandata. Quello che devono fare a Maranello è molto più complicato: devono far quadrare il cerchio tra le esigenze dei bilancio e quelle del marketing.

Quest’ultimo finora ha seguito una sola strada indicata da Enzo Ferrari, ovvero “costruire un’auto in meno di quella che richiede il mercato” per fare in modo che qualcuno, anche volendola e potendosela permettere, non possa avere la fuoriserie che tanto desidera. Non importa se è il miliardario o un principe arabo. Anzi, se fuori dagli eletti rimane un nome importante è meglio, perché quelli che sono riusciti ad avere l’auto si sentono ancora più dei privilegiati. Tutti fanno una coda che non ammette eccezione, prenotano l’auto da sogno e aspettano, a volte anche più di un anno, per poterla ritirare personalmente a Maranello e fare un primo giro sul mitico circuito di Fiorano. 
Di esclusività si discute da anni in Ferrari e le discussioni andranno avanti ancora a lungo perché si tratta di un concetto vago e forse indefinibile. Come considerare le migliaia di nuovi miliardari cinesi che potrebbero acquistare senza sforzi una supercar? Entrare nei loro garage aumenta l’immagine del marchio? Forse no, o per lo meno non in tutti i casi. Una Ferrari si riconosce anche solo dal rombo dei 12 cilindri, ma anche le auto con otto cilindri portano il marchio del Cavallino e, anzi, sono quelle più vendute. Le quattro posti di Maranello sono già state sdoganate da tempo, ma sono davvero Ferrari o solo auto di gran lusso con il marchio del Cavallino?

Ed è proprio la linea bassa e aggressiva della carrozzeria sportiva il fattore che ci fa voltare per strada quando vediamo una supercar e speriamo sia una Ferrari. Un Suv quattro posti dovrà essere per forza alto con grandi ruote. Sarà immediatamente riconoscibile o verrà scambiato per uno dei tanti che girano per le strade del mondo? Volentieri, la risposta a questa domanda la lasciamo al centro stile Ferrari diretto da Flavio Manzoni, che ha davanti forse il più grande problema stilistico che sia mai stato affrontato a Maranello.

Lo scorso anno Ferrari ha consegnato 8014 super car, il 4,6% in più del 2015, mentre nel 2013 erano poco meno di 7 mila e nel 2009 esattamente 6250. I numeri dicono che la strada dell’aumento di produzione è ampiamente segnata e, forse, senza ritorno. Anche perché Ferrari non produce solo auto da sogno, ma anche tanti, tanti profitti. Nel primo semestre del 2017 sono state vendute 4335 auto e i ricavi sono stati 1,74 miliardi di euro, ma quello che colpisce è l’utile netto di 260 milioni e l’Ebitda adjusted di 512 milioni. Una gallina dalle uova d’oro che potrebbe anche rendere di più. Il piano 2018/2022 non è stato ancora presentato, ma già si parla di un raddoppio dei ricavi (stimati a 3,5 miliardi alla fine del 2017) e delle vetture prodotte (15 mila) per raggiungere il margine di Ebitda del 36,5% come Hermès, l’emblema del segmento lusso nel mondo. E in questo piano, con ogni probabilità, rientra il Suv o qualcosa che gli assomiglierà molto. Poco importa se Marchionne aveva detto solo sei mesi fa: «C’è l’intenzione di estendere il portafoglio di vetture, ma faccio fatica a immaginare le performance stile Ferrari di un Suv, non dobbiamo bastardizzare il marchio». Si sa, solo gli stupidi non cambiano mai idea. E del ceo di Fca e Ferrari si può dire di tutto, ma non che sia stupido e che non cambi mai idea.

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