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Motori

FINANZA & AUTO/ Il business da 800 miliardi di dollari dietro la guida autonoma

Aumentano gli investimenti per costruire le auto a guida autonoma. Il perché è presto detto: lo sviluppo della Passenger Economy vale miliardi di dollari. FRANCO OPPEDISANO

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Non ce l’ho fatta. Ci ho provato, davvero. Mi sono messo d’impegno. Ho schiacciato tutti i tastini e il volante in autostrada girava da solo. Ma a ogni curva avevo il cuore in gola. Ogni volta mi veniva in mente il punto di domanda che appariva sul mio primo MacIntosh SE quando andava in bomba o la palla multicolore che gira sul mio computer quando il software decide di fare i capricci. Le auto a guida automatica hanno cinque componenti principali: le telecamere, altri sensori come radar e laser che servono per valutare le distanze e le velocità, la geolocalizzazione che, attraverso specifici algoritmi, va oltre il normale e poco preciso Gps, un sistema di pianificazione del percorso che l’auto dovrà fare e, dulcis in fundo, un computer che elabora tuti questi dati e comanda gli elementi meccanici dell’auto. Insomma, le telecamere e i sensori sono i nostri occhi, la geolocalizzazione e la pianificazione di percorso dicono all’auto dov’è e dove dovrebbe andare, mentre il computer elabora tutti i dati sostituendo il nostro cervello, spinge l’acceleratore o i freni al posto dei nostri piedi e gira il volante al posto delle nostre mani. Un sacco di elettronica a cui affidare la mia vita e quella dei miei cari.

Non c’è niente di semplice. Ma la domanda più difficile è: “perché?” Perché dovrei spendere dei soldi per affidare la guida della mia auto e, quindi la mia vita, a un computer? E non sto parlando dei sistemi di assistenza alla guida che aiutano a tenere in strada il veicolo in situazioni pericolose o frenano quando siamo distratti. Sto parlando di sedermi sul sedile dietro e non fare nulla, di affidare il controllo dell’auto non a qualcun altro, ma a qualcos’altro: un software e un hardware. Io non ce l’ho fatta. 

Siamo solo a livello tre, ovvero le auto in questo momento non possono fare da sole, bisogna tenere le mani sul volante e fanno le curve da sole. Ma chi se ne frega della guida autonoma! A me guidare non dispiace, non ne vado matto, ma non mi dispiace. Sceso dall’auto sono rientrato a casa e i miei figli (9 e 11 anni) giocavano sulla Playstation a GranTurismo. È assurdo, mi sono detto: i padroni dell’elettronica vogliono guidare la mia auto e mi vogliono far divertire “guidando” un’auto sportiva davanti alla televisione. Capisco la guida autonoma per i mezzi commerciali, così aziende e padroncini risparmieranno i soldi del camionista, ma nessuno mi paga per guidare e io non risparmio niente.

Poi ho scoperto il perché Google and company stanno spendendo un mare di denaro per far fare a un computer qualcosa che la maggior parte degli automobilisti fa fatica ad affidare al proprio migliore amico. Si chiama Passenger Economy e, secondo Strategy Analytics e Intel, arriverà a valere 800 miliardi di dollari nel 2035 e, addirittura 7 mila miliardi nel 2050. Liberi di non crederci, ma quello che vogliono gli Over The Top è il vostro tempo, quello che non passerete alla guida mentre la vostra auto vi porta a casa o in vacanza. Quei minuti, quelle ore sono oro perché sanno che lo passerete compulsando internet o acquistando online e allora potranno riempirvi di pubblicità, potranno vendere i vostri dati a chi vuole sapere dove andate, cosa fate, cosa pensate.

E non pensate di scamparla se leggerete un libro, perché lo avrete comprato su Amazon e forse non potrete neanche guardare il panorama perché (naturalmente solo per la vostra sicurezza) oscureranno anche i finestrini. Le battuta migliore l’ha fatta qualche mese fa il presidente di una casa automobilistica che mi ha detto: «La guida autonoma ce l’ho da qualche mese… È il mio autista. Ma quando salgo in auto l’unica cosa che voglio è arrivare sano e salvo a destinazione».

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