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OSSERVATORE ROMANO/ Allevi: prodotto costruito e banale. La rassicurazione dell'ignoranza

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«Giovanni Allevi è costruito con una cura assoluta ed è la rappresentazione oleografica del compositore, così come se lo aspetta chi non ha molta consuetudine con le sale da concerto...». Marcello Filotei dalle colonne dell'Osservatore Romano torna all'attacco di Giovanni Allevi, pianista marchigiano al centro di una eterna e infinita polemica.
Il nodo è sempre lo stesso: posto che ognuno può comporre la musica che desidera, quanto è corretto che continui a spacciare per "nuova musica classica contemporanea" le proprie composizioni? Ovviamente continuerà a farlo provocando le reazioni dei critici, dei colleghi e dei compositori contemporanei. Reazioni che ciclicamente gli assicurano le prime pagine dei giornali e alimentano il mito dell'artista rivoluzionario combattuto dall'accademia.
Marcello FIlotei non ha la rabbia di Uto Ughi, ma preferisce argomentare pacatamente toccando i nervi scoperti che il caso Allevi rende evidenti: «...un sistema scolastico fatto di flauti dolci e Fra Martino che non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi» e una domanda inevasa di musica classica a cui le "contorsioni" di alcuni compositori contemporanei non hanno saputo rispondere.
Un vuoto che è stato occupato da chi «offre al pubblico ciò che già conosce...». E ancora: «La musica di Allevi non è classica contemporanea semplicemente perchè non esprime il mondo che la circonda, ma si limita ad assecondarlo». Ma l'"inganno", o presunto tale, è a costo zero? per Filotei assolutamente no: «E questa è la forza culturalmente pericolosa dell'operazione Allevi: convincerci che tutto quelloche non capiamo non vale la pena di essere compreso. Rassicurati sul fatto che "non siamo noi ignoranti, sono loro che non sanno più scrivere una bella melodia", potremo finalmente andare fieri di non avere mai ascoltato Stravinskij».



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