Musica e concerti
mercoledì 9 giugno 2010
Finalmente un disco italiano fuori dal coro, fuori dal comune, fuori dai cliché. È "La porta dietro la cascata" dei Sursumcorda, una formazione che da cinque anni insegue un progetto musicale in cui musica classica e influenze etniche si sposano con sapori jazz per una confezione finale totalmente acustica di grande effetto.
Un doppio Cd di tante chitarre, di tanti suoni e di tanti strumenti (violini a bizzeffe, ma anche follie euro-africane come cristallarmonium, indonongo, infanga…). Soprattutto un disco carico di idee, di coraggio, di ironia e finanche di poesia, se è vero che questa band si presenta con una riflessione sui frattali - elementi geometrici in cui la parte è identica al tutto - e con un incipit (sul libretto del Cd) davvero inquietante: “Ritenendo di essere frattali possiamo pensare di trovare l’Infinito dentro noi stessi, essere noi stessi custodi dell’infinito, essere noi stessi l’immagine dell’infinito”. Senza contare che loro stessi del titolo scelto per questo disco dicono che è un'esortazione, "un invito a non fermarsi di fronte al fascino della bellezza, ma a spingersi oltre, oltre la cascata, accettando il rischio della profondità”.
Accidenti: stiamo parlando di musica o di esistenzialismo? No, tranquilli: il disco è bello e si ascolta persino con facilità. E allora proviamo a raccontarne qualcosa di più con l’aiuto di chi l’ha realizzato. I Sursumcorda sono cinque musicisti di estrazione classica d’area milanese: Piero Bruni ed Emanuele Cedrone alle chitarre, Francesco Ghiozzi al pianoforte e Fabio Carimati alle percussioni; l’unico non milanese è il livornese Giampiero Sanzari, anche lui chitarrista. Ed è proprio quest’ultimo con cui abbiamo piacevolmente dialogato di musica, di questo disco e di alcune altre amenità legate al nome stesso della band…
Caro Giampiero, in un momento in cui bisogna andare a X-Factor per aver successo, possibilmente con scelte musicali facili-facili, voi ve ne uscite con un disco a metà strada tra la musica da camera e l’avanguardia. Siete sicuri di avere i piedi per terra? Forse ci siamo mossi con un po’ di follia e d'incoscienza in un periodo come questo, in cui si vendono pochi dischi e tutti piuttosto omogeneizzati. Avevamo fatto una scelta: fare un disco di qualità prendendoci tutto il tempo necessario per realizzarlo, nonostante la crisi. Alla fine ci abbiamo messo oltre un anno e mezzo, un’enormità. E per fortuna che abbiamo anche provato a fare le cose in economia, coinvolgendo tanti musicisti che credevano nel progetto e nello stile, più che nei risultati economici che gli promettevamo….
Quindi per tornare alla domanda: avete i piedi per terra, ma sapete di aver fatto una cosa fuori dal coro. Se va male è solo colpa vostra...
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