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MARIJA JUDINA/ Ramin Bahrami: nel suo Bach il suono della guerra

martedì 24 agosto 2010

Il Meeting di Rimini di quest’anno dedicherà un’attenzione particolare alla figura di Maria Judina, pianista russa di origine ebrea, convertitasi poi al cristianesimo ortodosso. Questa dissidente indomabile del regime stalinista, nata nel 1899 e scomparsa nel 1970, è oggi praticamente dimenticata in Occidente. A lei verrà dedicata una mostra e uno spettacolo teatrale che coinvolgerà anche alcuni musicisti russi, suoi allievi. «Mi fa molto piacere che si torni a parlare di lei e che lo si faccia al Meeting - confida Ramin Bahrami a IlSussidiario.net -. Conservo un ricordo bellissimo di quell’evento. Mi invitarono nel 2005 - prosegue - per approfondire una delle pagine più affascinanti di Johann Sebastian Bach: le Variazioni Goldberg».

Bahrami, classe 1976, è oggi uno dei pianisti più importanti della sua generazione e proprio il grande compositore tedesco rappresenta il centro imprescindibile del suo repertorio. La sua storia, legata a doppio filo alle vicende drammatiche dell’Iran, merita di essere ricordata. L’avvento del regime degli Ayatollah sconvolge la sua infanzia e precede la cattura e la morte del padre. Ramin deve così cercare rifugio in Italia, dove completerà gli studi al Conservatorio di Milano, sotto la guida del M° Piero Rattalino e inizierà poi una brillante carriera da concertista.

«A Rimini ricordo la sala stracolma di gente - continua Bahrami -, ma un incredibile silenzio. Si avvertiva un grande desiderio di ascoltare, di gustare la bellezza di quelle pagine misteriose. È il posto giusto per far riemergere questa figura imponente, finita ingiustamente nel dimenticatoio. Non lo dico tanto per lo sviluppo pianistico, perché quello non interessa più a nessuno, parlo proprio di sviluppo culturale in senso ampio».

In molte sue interviste lei sembra quasi attribuire alla musica un potere salvifico davanti ai mali del mondo…

Diciamo che la musica è stata la mia unica salvezza terrena contro l’ansia e gli orrori della guerra tra Iran e Iraq. Sono convinto che sia una delle poche forme di libertà, un’arma di difesa del pensiero che i popoli, liberi o non liberi, conservano sempre. In Iran, ad esempio, ce n’è un infinito bisogno, anche se la guerra è finita da più di vent’anni.

Cosa intende dire?

 



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