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LE ORME/ Tony Pagliuca: "dall'Isola di Wight a Collage", così è nata l'avventura del rock

Quarant'anni di grande musica: l'intervista a Tony Pagliuca de Le Orme. La storia di un'avventura "prog", di WALTER GATTI

La copertina di La copertina di "Collage" de Le Orme

Nell’inverno del 1971, proprio quarant’anni fa, tre giovanotti veneziani caricavano strumenti e spaghetti su un furgone e si chiudevano in una baita di San Boldo, sulle pendici delle prealpi bellunesi. Erano musicisti, un mestiere che a quei tempi aveva ben poco di remunerativo e tanto di avventuroso. I tre restarono in clausura per un mese. Ne uscirono con uno dei più bei dischi della musica rock, "Collage".

I giovanotti avevano un nome: Le Orme. Con quel disco la musica italiana entrava in un'altra epoca: non più canzoncine, ma suite, rock e musica classica che si sposavano, testi importanti e non banali, due capolavori assoluti (Cemento armato e Sguardo verso il Cielo) che alternavano uno sguardo impressionato dai cambiamenti del mondo a un forte senso della religiosità (“Uno sguardo verso il cielo/ dove il sole è meraviglia/ dove il nulla si fa mondo/ dove brilla la Tua luce”). Come è successo il tutto? Da dove sono nate quelle canzoni? Chi erano quei musicisti? È Tony Pagliuca, tastierista delle Orme e colonna portante della band con Aldo Tagliapietra, a raccontarci i segreti di quella nascita.

Pagliuca ci puoi raccontare come è iniziata l’avventura di "Collage"?

Difficile ricordarsi tutto. Partiamo dicendo che ero un abruzzese trapiantato a Mestre. Tagliapietra e Dei Rossi, invece, erano di Murano e di Burano, ragazzi della Laguna con la passione per la musica. Per quanto mi riguarda, poi, è colpa del babbo se ho cominciato a suonare, perché lui mi regalò il mio primo strumento, una fisarmonica, quando avevo 16 anni.

Quindi non sei un pianista “prodigio”, uno di quelli che a 8 anni sono già con le mani sulla tastiera…

Per niente. E anche Aldo Tagliapietra e Michi Dei Rossi erano più o meno nelle mie condizioni. Poi la passione ci ha preso e ci siamo trovati a suonare insieme per vie diversissime fino a centrare il nostro primo successo nel ’68, con Senti l’estate che torna e con "Ad gloriam", il primo longplaying uscito con il nome delle Orme, ma riferito alla band in formazione a cinque musicisti. Insomma eravamo fortemente all’opera ed eravamo i primissimi: con noi, in Italia, c’erano solo i genovesi New Trolls.


COMMENTI
14/01/2011 - non ero ancora nato (umberto tiberi)

NOn c'ero ancora negli anni di cui parla Pagliuca, ma poi ho scoprto le Orme e ho pensato che il rock italiano non aveva niente da invidiare a quello americano e inglese. Spero che facciano una tournée vera, non solo un concerto in Veneto, che per me è troppo lontano. TIBA