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Musica e concerti

LISZT/ Sancta Dorothea, la gioiosa purezza della semplicità

LUCA BELLONI ci parla di Sancta Dorothea, breve componimento del 1877 in grado di rappresentare il “tardo stile” lisztiano, connotato dalla semplicità legata alla sua conversione

Francisco de Zurbarán, Santa DoroteaFrancisco de Zurbarán, Santa Dorotea

La conversione (sarebbe forse più opportuno parlare di “ritorno”) di Liszt al cattolicesimo è fenomeno che, come ogni mutamento radicale dell’animo, nella sua essenza sfugge allo sguardo umano ma che, nel caso in questione, ha lasciato segni profondi nell’opera del musicista. Non stiamo qui parlando della produzione strettamente sacra (pur importante sia numericamente che qualitativamente) quanto piuttosto di un tratto che, lentamente, diviene per così dire consustanziale allo stile del tardo Liszt: la semplicità.

Scorrendo il corpus compositivo del musicista notiamo che il funambolo della tastiera, il virtuoso dotato di stregonesca abilità digitale poco a poco lascia il posto al compositore puro, non più pressato dall’esigenza di avere costantemente un repertorio adatto a sedurre il pubblico, a soggiogarlo con cascate iridescenti o con eclatanti eruzioni sonore.

In tal senso il brano che proponiamo al lettore è emblematico.

Composta nel 1877 la breve pagina d’album intitolata Sancta Dorothea è l’istantanea perfetta del “tardo stile” lisztiano perché, pur non presentando le asperità armoniche di altre più celebri opere dell’ultima produzione dell’ungherese, conserva un tratto di gioiosa purezza, di diafana dolcezza che proprio nell’estrema povertà dei mezzi trova l’ideale veicolo d’espressione.

Per comprendere a fondo il brano riteniamo sia utile conoscere, almeno per sommi capi, la storia della Santa cui la composizione rende omaggio.

Santa Dorotea vive a cavallo fra III e IV secolo (la sua morte risale con molta probabilità al 311) e viene martirizzata perché si rifiuta di compiere sacrifici agli dei.  Narra il Passio che, per convincere la giovane a rinnegare la fede cristiana vengono inviate due sorelle apostate, Callista e Criste, che invece, segnate dall’incontro con Dorotea, ritornano alla fede della Chiesa e per questo vengono condannate al rogo. Ulteriore episodio riportato dalle cronache è quello di Teofilo, un giovane che la Santa incontra sulla via del patibolo e che, schernendola, le dice: “Sposa di Cristo, mandami delle mele e delle rose dal giardino del tuo sposo”.  Dorotea accetta la sfida e, mentre si trova assorta in preghiera poco prima del supplizio, ha l’apparizione di un bambino con tre rose e tre mele tra le braccia.