Musica e concerti
lunedì 19 dicembre 2011
“Vengo anch’io”. Fabio Fazio ha scelto uno dei grandi successi della carriera di Enzo Jannacci (correva l’anno 1968) per intitolare lo speciale di “Che tempo che fa” a lui dedicato, che andrà in onda questa sera su Rai Tre. Un tributo a un grande artista, che sarà presente in studio con i compagni di viaggio di una vita. Da Dario Fo a Cochi e Renato, da Massimo Boldi a Paolo Jannacci, vero e proprio “figlio d’arte”. Non solo, infatti, pianista jazz, arrangiatore e curatore del “Cofanetto Remastering 1975-1979" (Ed. Ala bianca - “Quelli che”, “O vivere o ridere”, “Secondo te… Che gusto c'è”, “Foto ricordo”), ma anche autore dell’“unica biografia di Enzo Jannacci che racconti qualcosa di vero”, intitolata “Aspettando al semaforo”. «L’idea del titolo è nata mentre ero in taxi con Enzo – racconta Paolo Jannacci a IlSussidiario.net –. A volte nella vita interrompiamo la nostra corsa, magari per un semaforo rosso. Sono i momenti in cui possiamo ripensare a tutto ciò che è stato fatto e a ciò che manca ancora da fare».Anche il sottotitolo colpisce. Secondo lei, al di là di qualche cattiva biografia, Enzo Jannacci è un artista per certi versi incompreso?In un certo senso sì. Molti pensano a lui come a un “cantante che fa ridere”, ma in realtà c’è qualcosa di molto più profondo. C’è una poetica e un’umanità che si può notare in mille sfumature che troppo spesso passano inosservate. Per questo è nato il desiderio di scrivere questa biografia. Ho provato in pratica a svelare e a mettere a nudo i sentimenti del papà e a dare i miei giudizi.Forse qualcuno lo considera, come ha scritto lei, un “canzonettaro che farfuglia stranezze”, il suo racconto però si apre così:«Ci sono molte persone che lo chiamano genio, trattasi in realtà di padre».Ho voluto mettere a disposizione un punto di osservazione privilegiato, anche perché i giudizi sono mediati dalla conoscenza che uno ha. È normale che qualcuno lo conosca per qualche aspetto molto limitato. Da parte mia, lo considero una persona geniale, rispettosa della vita, umile, ma di grande cultura. E quali sono secondo lei i tratti della sua genialità?Saper trovare la bellezza anche nel più piccolo dettaglio della vita. Enzo può essere affascinato anche da un piccolo moscerino e farti i discorsi più importanti della vita a partire da quello. È un modo di approcciarsi alla vita che lo rende unico. E poi è sempre rimasto lo stesso, ancorato a valori che l’hanno tutelato da mille stupidate. Non solo, c’è un aspetto che secondo me non va dimenticato. Oltre a essere un artista è un bravo medico e lo ha sempre fatto per aiutare il prossimo.Tornando al titolo, è proprio davanti a un semaforo che nel libro si svolgono i dialoghi sulla vita tra padre e figlio.
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